O.P.G. l’inferno dei dimenticati

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O.P.G. l’inferno dei dimenticati

Il medico e chirurgo Ignazio Marino afferma: “è una tortura in piena regola questo tipo di detenzione. Queste persone dovrebbero essere curate da psichiatri, non abbandonate tra escrementi”

Nei 6 istituti sparsi per l’Italia, sono oltre 1.500 i presunti “pazzi” carcerati in condizioni inumane

Una bottiglia di plastica piena d’acqua è conficcata a forza nel buco di una Turca per evitare che vi escano topi e scarafaggi. Il fetore in quelle celle dimenticate da Dio puzza di escrementi, e i lamenti, alcuni urlati e molti altri sbisbigliati, sono la prova che c’è ancora vita intrappolata nelle anime umiliate tra quelle fetide mura. I letti di contenzione (rigide brandine in cui i pazienti vengono legati, braccia e gambe -quasi sempre nudi-, in maniera da non potersi muovere e nel mezzo, all’altezza del linguine, un’apertura circolare per l’urina e le feci) hanno il ferro ormai arrugginito per via dell’acido urico.

Purtroppo non è la descrizione di un carcere Viet cong degli anni settanta, tantomeno di un LAger nazista perso nella gelida Polonia del ’42, ma quello di uno dei sei O.P.G.(ospedali psichiatrici giudiziari) della nostra nazione. Gli istituti sono sparsi in tutto il Paese: Filippo Saporito di Aversa -CS-; Barcellona Pozzo di Gotto -ME-; Castiglione delle Stiviere -MN-; Montelupo Fiorentino -FI-; Napoli e Reggio-Emilia, per un complessivo di 1.565 detenuti.

Gli O.P.G. sono strutture dipendenti dall’amministrazione giudiziaria, sostituendo i vecchi manicomi criminali in cui i pazienti venivano rinchiusi con la Legge 36 (legge del 1904 abolita nel 1978) nelle stesse identiche condizioni di oggi, poco è cambiato: stesse latrine, stessi lamenti e le identiche speranze per alcuni detenuti che per motivi semplicistici, e privi di reale pericolo pubblico, sono stati rinchiusi in questa discarica umana, dimenticandoli e facendoci scordare il problema di chi dovrebbe essere sottoposto a cure psichiatriche quotidiane, non saltuarie.

Il modo per toglierci il problema di chi è diverso da noi è rimasto invariato da quello del 1700, in cui i pazzi venivano imbarcati su grosse navi e mandati in mare aperto -senza cibo e acqua-, al fine di farli morire di stenti o di sbranarsi tra di loro, cullati da una subdola e menzoniera deriva. L’abbandono pare essere la soluzione che sino ad oggi ci ha fatto ricordare i manicomi solo nelle barzellette in maniera ilare, come Totò nel film: Lo smemorato di Collegno.

“Se sono assassini è giusto che paghino” hanno detto in molti, certo: <<Ma con le stesse condizioni umane con cui sono stati detenuti i grandi brigatisti, rossi e neri, o gli storici stragisti di Mafia; poco importa le modalità con cui hanno tolto la vita altrui>>. E’ responsabilità di un Paese evoluto, democratico e storicamente civile come il nostro, curare chi ha bisogno, non dimenticarci di “loro”. “Il 40% di loro hanno commesso un reato ‘bagatellare’, ovvero un reato banale” spiega il medico Ignazio Marino, il primo in Italia ad aver trapiantato un rene a un malato di A.I.D.S., poi continua il suo sconvolgente racconto davanti alle telecamere RAI ” Un esempio che ancor oggi mi sconvolge è la storia di un ragazzo che 18 anni fa, mettendosi una mano in tasca e simulando di avere una pistola, rapinò in un bar di Catania 7.ooo Lire. E’ dal 1992 che il ragazzo, ormai adulto, è rinchiuso nel O.P.G.

di Barcellona P.d. G.“. Storie assurde a tal punto da farci credere che sia la Giustizia cieca, non la fortuna. Presunti colpevoli, molti di loro abbandonati dai propri cari, entrati sani e diventati realmente “pazzi” dopo anni in una cella per quattro persone spartita in otto, o imbottiti di psicotropi sino a urinarsi addosso per la troppa lentezza dei movimenti.

La semplicità di un legge anch’essa intontita da potenti psicofarmaci: <<Gli stessi con cui vengono imbottiti a forza i detenuti e se qualcuno si rifiuta, forse perché non bisognoso di quelle terapie ‘pressapochiste’, per lui c’è il letto di contenzione>>. Se si è riconosciuti incapaci d’intendere e di volere non si ha un processo in specifico, si viene rinchiusi in uno di questi LAger e dopo proroghe di sei mesi in sei mesi, molte delle quali durano anni, si viene ingoiati da questi manicomi dell’orrore sino a diventare ergastolo bianco.

Per fortuna che a queste indecorosa detenzione la Commissione giustizia del Senato ha approvato all’unanimità la chiusura definitiva degli Ospedali Psichici Giudiziari entro il 31 marzo del 2013, prorogandone poi la chiusura (con il decreto Legge 25 marzo 2013 n.24) al 1 aprile 2014.

Anche la Commissione Europea, nel 2011 ad Aversa, si è occupata di questi casi umanamente inacettabili, definendo questo tipo di reclusione: segregazione in meno di 2metri e mezzo di spazio a testa -visto l’affollamento delle celle- o la legatura sui letti di contenzione -alcune volte con corde prese alla bisogna e non specifiche-, come atti di tortura, prevedendo ad una reclusione civile e dignitosamente umana (utopia visto le condizioni di altri carceri ‘normali’). Lasciarsi trasportare dalla rabbia di chi ha sbagliato, commettendo reati altrettanto inumani e deplorevoli è normale, pensando anche all’eliminazione di alcuni, ma non dimentichiamoci che la nostra cultura millenaria ci ha resi un popolo dignitoso e straordinario, non complice di aberranti reclusioni incomprensibili in uno Stato civile.

Chi ha sbagliato è giusto che venga giudicato da un tribunale, in base al reato da esso compiuto, cosa che per questi tipi di reati considerati “insani” non avviene, e nel momento stesso della reclusione di queste persone considerate malate gli vengano tolti oggetti ritenuti pericolosi per se e per altri detenuti, ma che gli venga lasciata l’unica cosa degna di un uomo: la dignità.

(F.B)

1 Commento su O.P.G. l’inferno dei dimenticati

  1. Bellissimo articolo….complimenti. tu mi conosci e conosci il mio lavoro e sai quanto questo mi tocchi da vicino non solo come responsabile , ma anche come infermiera e essere umano.questa è la realta' della vita di pazienti considerati psichiatrici pericolosi….alcuni lo sono altri ci diventano per disgrazia grazie alla poco cura dei familiari e dei medici che li seguono in queste strutture. Mi hai riportato al periodo nel passato quanto per un periodo ho svolto il mio lavoro a Santa Maria della Pieta' famoso manicomio di Roma ormai chiuso da anni , ma alcuni padiglioni con pazienti pericolosi ci sono ancora ! La realta' fosse solo quella da te descritta sarebbe poco ma c'e' anche di peggio….ora i pazienti psichiatrici sono tutti stati spostati nelle RSA con anziani abbandonati, malati di Alzheimer , barboni ecc…quindi si può immaginare quale ambiente si venga a creare in queste strutture….noi pensiamo a cani ,gatti abbandonati ma ci sono persone che vivono peggio dei randagi nei canili . L'uomo è la razza animale piu' cattiva che esiste al mondo…..se gli uomini fossero gentili e amorevoli come sono con gli animali abbandonati forse miglireremo non solo la vita degli altri ma anche la nostra….a chi mi chiede cosa mi regala il mi lavoro rispondo sempre l'amore e la voglia di vivere, quando entro nel mio reparto ogni giorno entro con un sorriso e ne esco con tre …se fosse possibile io farei trascorrere un mese ad ogni essere umano in queste strutture forse molti capirebbero a cosa serve la vita….ancora complimenti per l'argomento trattato .

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