Occhio ai cartelli stradali. Clet Abraham, street art e allucinazioni collettive

Roma

Occhio ai cartelli stradali. Clet Abraham, street art e allucinazioni collettive

I cartelli stradali si trasformano in opere di street art grazie all’applicazione di stickers generando allucinazioni collettive.

In conflitto con un mondo che non si ferma mai, che non riesce ad andare oltre, Clet Abraham stickers artist, francese di origine, ha scelto di entrare nell’occhio dell’osservatore a piccolissime dosi, flash quotidiani, e di inserirsi dove ognuno di noi ogni giorno è costretto a guardare…Clet Abraham ha scelto i cartelli stradali!

Dagli anni novanta Clet ha intrapreso il suo viaggio in Italia, prima a Bologna, poi Roma e adesso, stabilmente Firenze, dove vive e lavora. Durante il suo peregrinare lungo la penisola, non ha potuto far a meno di notare l’abbondanza della segnaletica stradale, così preminente nel contesto urbano da offuscare la bellezza, il fascino, la suggestione delle città d’arte, a tal punto da prendere il sopravvento sulla maestà dei monumenti. Così Clet ha deciso di intervenire, andando proprio alla radice del problema.

Ha creato dunque la sua personale sticker art, inserendosi tra gli street artists. Clet Abraham applica degli stickers rimovibili su cartelli stradali, che rimangono comunque del tutto chiari e leggibili, ma non sono più solo quello. Divengono “altro”, simboli della nostra civiltà, spunti critici di riflessione. Clet ha trovato un modo del tutto alternativo di comunicare con l’osservatore, di metterlo di fronte al fatto compiuto, in maniera molto fine, ma anche prepotente. Clet vuole dirci che tutta questa iperattività, questo incessante, frenetico tran-tran tutto incentrato sulla realtà troppo spesso ci impedisce la capacità di staccare, di astrarci con lo spirito. L’artista allora interviene a distrarci dai nostri schemi, viene a gettare nuova luce su questi simboli, viene a scuoterci dal torpore della mente e lo fa in modo molto sottile, quasi impercettibile, ma di grande effetto. Perché Clet applicando gli stickers sui cartelli stradali vuole aprirci la mente e permetterci di concederci un’allucinazione, di ricongiungerci con lo spirituale.

E’ molto serio in quello che propone sui “suoi” cartelli, anche se il risultato è piacevolmente umoristico. Il progresso e la necessità di consumo che regolano la nostra società, ci costringono a dei ritmi frenetici e il benessere che millantiamo di aver raggiunto spesso invece di allietarci sembra gravare sensibilmente sulle nostre spalle. Clet ribalta questa prospettiva, in una nuova possibilità, apre una nuova via di lettura. Vuole rompere con lo schema della meccanizzazione dell’individuo tutto incentrato sulla produzione di se stesso, e pur riconoscendosi in questi schemi che sono sedimento di ogni uomo contemporaneo Clet sceglie di aprire uno spiraglio e lo fa in modo del tutto umoristico. Crea contrasti dissacranti, delle micro allucinazioni, delle defaiance subitanee che però trasudano il senso della necessità di creare un qualcosa in grado di far prendere una boccata d’aria all’io abbandonato nel traffico.

Lasciamo dunque che sia l’artista ad aggiungere qualcosa :

Clet raccontaci della tua formazione artistica, da quale regione della Francia vieni, cosa ti ha spinto a venire in Italia e soprattutto a restarci.

Ho fatto l’accademia in Bretagna, terra di grande energia e di suggestivi movimenti naturali, come le maree.

Sono capitato in Italia per lavorare a Roma 20 anni fa inizialmente come restauratore di mobili, poi Arezzo e ora Firenze… i casi della vita, gli amori..

I cartelli stradali. In polemica contro una società che non si ferma mai e che non riesce ad andare oltre? O c’è dell’altro…anche in sarcastico conflitto con l’amministrazione che non riesce a valorizzare e conservare degnamente il bagaglio del passato?

Sarcastico sicuramente, ma verso un mercato che teme intromissioni non controllate, più che nei confronti dell’amministrazione pubblica.

La scelta dei temi religiosi. Evidente contrasto tra antico e contemporaneo, l’antico delle forme che riesumi e la contemporaneità del luogo in cui le collochi. Vogliono essere immagini sacre fuori contesto e dunque calate nella realtà o è un modo per dissacrare sarcasticamente?

Dissacrare è importante, soprattutto per offrire l’opportunità di riflettere sulle strutture della nostra società ( cattolica), non come critica gratuita ma come educazione ad un autonomia di pensieri indispensabile ad una crescita culturale.

Il tuo comunque è un messaggio positivo.

Vuoi creare un momento “altro” dal contesto urbano, dal traffico che paralizza la città e agire per creare una barriera anti-stress agli automobilisti, che grazie al tuo intervento contestualizzato entro il loro campo visivo, possono riprendere fiato, uscire per un momento dagli schemi della quotidianità, pur restandovi incollati. Ma c’è dell’altro forse. Questo rimando a soggetti religiosi, non vuole forse dirci che non ci dobbiamo poi prendere troppo sul serio e che in ogni momento si può evadere dissacrando, umoristicamente, gli schemi imposti dalla società, e allo stesso tempo le tue creazioni, vogliono invitare l’osservatore ad alleggerirsi del suo fardello quotidiano, proprio perché la sua croce è autoimposta, la sua pietà, la presenza tra noi del diavolo, insomma tutte questi simboli significanti a cui fai riferimento, vogliono essere un po’ una dissacrazione della società contemporanea? Incentrata sul superfluo, sul consumo?

E’ importante avere coscienza individuale, non seguire un bagaglio culturale alla lettera senza metterlo in dubbio.

Per poter costruire e portare avanti dei valori “maturi”, perché digeriti e non imposti è molto importante avere una personale capacità critica. Comunque una delle regole che mi impongo è infatti di essere propositivo, costruttivo( positivo come dici te). L’umorismo è una meravigliosa chiave di comunicazione, e non prendersi sul serio ( non troppo) è la capacità di evolvere. La mia passione per lo spirituale è una aperta critica al consumismo.

Quella della sticker art, è anche una mossa di marketing?

Fondamentalmente voglio dare, non prendere, la strategia di marketing dei cartelli mi serve per farmi conoscere, per potere esprimermi di più, per fare soldi non sono molto bravo, mi piace la fantastica sensazione di libertà che mi dà questo modo di agire, e credo di avere costruito la mia esistenza intorno a questa necessità di LIBERTA’ .

Il campo d’azione di Clet Abraham, non si limita alla stickers art, è anche scultore e pittore. Dai disegni delle città, emerge il suo spiccato spirito di osservazione, e la facilità con cui riesce a mescolare elementi significanti, che appaiono però alleggeriti, in una dimensione da favola, irreale e piacevole. Come dire che c’è ancora spazio per i sogni.

Lo scorso 19 gennaio Clet Abraham è stato ospite di Pierluigi Cervelli, docente di semiotica all’Università della Sapienza di Roma. Il professore ha analizzato le opere dell’artista francese nel corso di una conferenza rilevando « l’abilità di evidenziare il messaggio del cartello e non di annullarlo. »

Nell’ottobre del 2010, è uscito su Repubblica un articolo che raccontava la bravata compiuta dall’artista per invitare l’istituzione culturale fiorentina a rivolgere il suo sguardo sulla realtà artistica contemporanea. Clet ha posto un suo autoritratto nella collezione Loeser di Palazzo Vecchio nello spazio lasciato vuoto dal ritratto di Laura Battiferri prestato al Palazzo Strozzi per la mostra Agnolo Bronzino, poeta e pittore alla corte dei Medici. Così l’artista motivava la sua irruzione:

« ANACLETO ABRAHAMI (1524-1594) detto Il Bretone data la sua sfrenata passione per l’ostrica. Pittore e scultore bizzantino, si trasferì in Firenze dove si formò presso la bottega di Angelo Del Bello. Fù l’appassionato amante di Laura, con la quale batté il ferro finché fu caldo, alla barba del ben noto artista Bartolomeo Ammannaggia. »

La sua più recente performance urbana si è svolta nella notte del 19 al 20 gennaio 2011. Clet ha posto su uno degli speroni del Ponte alle Grazie il suo tipico omino nero, l’uomo del comune, un piede radicato sulla punta dello sperone e l’altro lanciato nel vuoto, proprio mentre nell’anticamera dello Studiolo di Francesco I, veniva esposto il teschio tempestato di 8601 diamanti di Damien Hirst. Clet Abraham intendeva proporre un’alternativa “ popolare” al teschio della pop-star della Brit-Art valutato 100.000.000 di euro.

Clet ha descritto la sua opera come « una sintesi performativa della rappresentazione del male e del suo superamento. L’uomo è sospeso tra quello che lo trattiene e il desiderio di avanzare, tra la certezza di quello che è stato e l’incertezza del divenire. Se il mio personaggio è immobile, è perché è colto mentre compie il suo passo. Lungi dal rappresentare l’immobilismo, la sospensione esalta l’idea stessa d’azione senza la quale l’uomo, appunto, è promesso alla decadenza. ».

Nel grigiore della città soffocata dal traffico dove la stringatezza della quotidianità annebbia la vista impedendo di lasciarsi andare ad altro, Clet Abraham è un “eroe” positivo, colui che in maniera umoristica, sarcastica e dissacrante, ma anche molto fine e sottile, vuole richiamare l’attenzione ed aprire la strada ad un nuovo punto di vista.

Valeria Parisi

2 Commenti su Occhio ai cartelli stradali. Clet Abraham, street art e allucinazioni collettive

    • è stato avvistato anche a parigi http://www.google.it/imgres?um=1&hl=it&rlz=1C1SKPM_enFR442FR442&biw=1366&bih=643&tbm=isch&tbnid=-WDvzEDNRRQSdM%3A&imgrefurl=http%3A%2F%2Fflickeflu.com%2Fgroups%2F1734831%40N24&docid=hT9P8EZtbWvgyM&imgurl=http%3A%2F%2Ffarm8.static.flickr.com%2F7052%2F6963320529_c2f8d44044.jpg&w=500&h=375&ei=wdmLT4O7C_DY4QTbr4jkCQ&zoom=1&iact=hc&vpx=383&vpy=338&dur=892&hovh=194&hovw=259&tx=95&ty=155&sig=103587287768460721329&page=2&tbnh=137&tbnw=187&start=21&ndsp=25&ved=1t%3A429%2Cr%3A7%2Cs%3A21%2Ci%3A129

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