Omicidio Meredith: Sollecito, negato il risarcimento per ingiusta detenzione

Cronaca

Omicidio Meredith: Sollecito, negato il risarcimento per ingiusta detenzione

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A Raffaele Sollecito negato risacimento

Sono state rese note le motivazioni della sentenza con cui la Cassazione ha rifiutato la richiesta avanzata dal giovane pugliese: nelle fasi iniziali delle indagini le sue furono "affermazioni menzognere e contraddittorie".

Durissima la Corte di Cassazione nei confronti di Raffale Sollecito, accusato dell’omicidio di Meredith Kercher. I giudici hanno stabilito di negargli il richiesto risarcimento per ingiusta detenzione. La motivazione è che “disse bugie”. Nelle fasi iniziali delle indagini, infatti, le sue furono “affermazioni menzognere e contraddittorie.”, che hanno “rovato smentite puntuali sotto ogni aspetto”, e questi elementi hanno rafforzato negli inquirenti “la prospettiva del suo coinvolgimento” nell’omicidio di Meredith Kercher a Perugia.”.

Queste, durissime, sono le motivazioni che hanno portato Raffaele Sollecito a vedersi negato i risarcimento da 500mila euro per ingiusta detenzione. L’uomo aveva ricevuto un rifiuto anche dalla Corte d’Appello. I giudici della Cassazione hanno rigettato il ricorso perché non hanno trovato elementi utili a confermare un risarcimento per i quattro anni passati in carcere dal giovane pugliese, prima di venire assolto in via definitiva il 27 marzo 2017.

Nel ricorso presentato dagli avvocati Giulia Bongiorno e Luca Maori, si sottolineava che quelle dichiarazioni fossero inutilizzabili, perché fornite senza garanzie difensive, mentre gli elementi che avevano portato alla carcerazione di Sollecito erano frutto di “macroscopici errori” investigativi.

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L’omicidio di Meredith Kercher

L’omicidio di Meredith Kercher, nata a Londra il 28 dicembre 1985, noto anche come delitto di Perugia, è avvenuto nella città umbra la sera del 1 novembre 2007.

La ragazza, studentessa inglese in Italia nell’ambito del Progetto Erasmus, fu ritrovata priva di vita con la gola tagliata nella propria camera da letto, all’interno della casa che condivideva con altri studenti.

La causa della morte fu l’emorragia a seguito di una ferita al collo provocata da un oggetto acuminato usato come arma. Per l’omicidio è stato condannato in via definitiva con rito abbreviato il cittadino ivoriano Rudy Guede. Il processo ha avuto un iter giudiziario particolarmente travagliato. In primo grado, come concorrenti nell’omicidio, furono condannati dalla Corte d’Assise di Perugia nel 2009 anche la statunitense Amanda Knox e l’italiano Raffaele Sollecito.

I presunti coautori del delitto furono successivamente assolti e scarcerati dalla Corte d’Assise d’appello nel 2011 per non avere commesso il fatto (relativamente all’omicidio), mentre per Amanda Knox fu confermata la condanna a tre anni per calunnia nei confronti di Patrick Lumumba, da lei accusato dell’omicidio e risultato estraneo ai fatti.

Decisive furono le perizie che escludevano la certezza della presenza sulla scena del crimine dei due imputati.

La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso della Procura Generale di Perugia, il 26 marzo 2013 annullò la sentenza assolutoria d’appello e rinviò gli atti alla Corte d’Assise d’Appello di Firenze.

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