Omicidio Yara, falso il video del furgone di Bossetti

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Omicidio Yara, falso il video del furgone di Bossetti

Dal Tribunale di Bergamo, dove si sta svolgendo il processo per l’omicidio di Yara Gambirasio, è arrivata ieri una rivelazione che ha lasciato tutti sconcertati.

Il filmato che immortala il furgone di Massimo Bossetti, unico imputato dell’omicidio, che passa più volte davanti alla palestra dove si allenava la vittima, sarebbe un falso. A dirlo, è stato niente meno che il comandante dei Ris dei Carabinieri Giampietro Lago. Possibilità di equivoci, a questo punto: nessuna. Il video è stato confezionato allo scopo di rafforzare la tesi della colpevolezza di Bossetti. Ben sapendo della natura contraffatta della prova, però, quello stesso video non è stato compreso fra gli atti del processo, dettaglio che, di fatto, ha dato il via alla successiva rivelazione.

Il giornalista di Libero Luca Telese, che ha assistito all’udienza del processo, ha riportato questo dialogo fra l’avvocato e Giampietro Lago:

-“Colonnello Lago, abbiamo visto questo video proiettato migliaia di volte. Perché solo adesso lei ci dice che solo uno di questi furgoni è stato effettivamente identificato come quello di Bossetti?”
– “Perché dice questo, avvocato?”
– “Perché, colonnello, sommare un fotogramma con il furgone di Bossetti con un altro fotogramma di un altro furgone è come sommare pere e banane!”
– “Questo video è stato concordato con la procura a fronte di pressanti e numerose richieste di chiarimenti della circostanza che era emersa”.
– “Cosa vuol dire colonnello?”
– “E’ stato fatto per esigenze di comunicazione. E’ stato dato alla stampa”.

Il video, insomma, sarebbe stato preparato proprio dai carabinieri del Ris e diffuso (sbandierato ai quattro venti, viene da dire) in maniera da dare all’opinione pubblica un forte indizio circa la colpevolezza di Bossetti. Una vicenda che Telese ha definito “incredibile”, usando senza alcun dubbio l’aggettivo più appropriato. La composizione anche popolare della giuria del processo, la detenzione prolungata di Bossetti, le numerose ombre sulle indagini (di qualche settimana fa era la notizia che, sul luogo e nel momento del ritrovamento del corpo, era presente un uomo, mai identificato) e, ora, quest’ultimo episodio, creano un clima in cui la credibilità dell’intero procedimento potrebbe essere messa a rischio, oltre al fatto, altrettanto grave, di avere di fatto utilizzato gli organi di stampa come braccio del potere accusatorio.

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