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Orgoglio Nerd: La PETA contro i Pokémon

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Orgoglio Nerd: La PETA contro i Pokémon

La PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) l’ha fatto di nuovo. Dopo aver utilizzato come bersaglio di campagne per sensibilizzare i giovani la tuta Tanuki di Mario e Cooking Mama (rispettivamente un orribile simulacro di pelliccia e un’istigazione al carnivorismo), il nuovo, adorabile ed innocente carnefice Nintendo scelto dagli animalisti americani è niente meno che la serie dei Pokèmon. Eccovi quindi Pokèmon Black and Blue: Gotta Free’em All, uno spassoso (siamo ironici, nel caso non si colga) giochino in flash in cui si prende le parti di un Pikachu scampato dopo anni di pestaggi e torture dalle grinfie del suo malvagio allenatore, nella sua lotta per la libertà e per la fine dello sfruttamento dei pokèmon di tutto il mondo da parte degli umani cattivi. Il parallelo fra pokèmon catturati ed animali maltrattati è senz’altro venuto in mente a tutti quelli che hanno giocato ad una qualsiasi delle tante versioni del videogioco, ed è senz’altro una conversazione che è interessante avere.

La cosa che ci deprime, però, è la tremenda, esagerata, grottesca modalità con cui il gioco della PETA affronta la questione. Vi invitiamo a provare il gioco di prima mano (dura pochi minuti). Lo troverete sicuramente talmente poco serio da suscitarvi semplicemente una scrollatina di spalle (quando non una certa irritazione per il modo del tutto ingiusto in cui la serie è stata rappresentata). Aggiungeteci che questo è proprio il tema su cui gira attorno la trama di Pokèmon Bianco e Nero, dove viene affrontata in modo sorprendentemente maturo e consapevole, e finirete anche voi col depennare questa iniziativa della PETA come un maldestro, ridicolo e soprattutto fallimentare tentativo di far presa sui giovani.

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