Oscar 2017: Viola Davis la prima attrice afroamericana a vincere Oscar, Emmy, Tony Award e Golden Globe

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Oscar 2017: Viola Davis la prima attrice afroamericana a vincere Oscar, Emmy, Tony Award e Golden Globe

Oscar 2017: Viola Davis la prima attrice afroamericana a vincere Oscar, Emmy, Tony Award e Golden Globe
Oscar 2017: Viola Davis la prima attrice afroamericana a vincere Oscar, Emmy, Tony Award e Golden Globe

Viola Davis si aggiudica l’Oscar come Miglior attrice non protagonista per “Barriere”. E non solo. Il suo primato è una conquista che entra nella storia.

Che notte, questa degli Oscar 2017! Una notte che è avanzata a colpi di scena. E tra questi, la vittoria del premio Oscar come Miglior attrice non protagonista nel film “Barriere” a Viola Davis. Con questo premio, però, l’attrice stabilisce un primato molto prestigioso: è la prima attrice afroamericana a essersi aggiudicata, in tutta la sua carriera, Oscar, Emmy, Tony Award e Golden Globe. Più che un primato, è una conquista.

L’Emmy Award lo ha ottenuto nel 2016, nella categoria Miglior attrice protagonista in una serie drammatica, nella serie tv “Le regole del delitto perfetto”. Sarà quella che la farà conoscere e apprezzare dal grande pubblico. Di Tony Awards, invece, la Davis ne ha vinti due. Il primo è stato nel 2001 per il film “King Hedley II”. Il secondo, nel 2010, per la versione teatrale di “Barriere”. Infine, il Golden Globe, arrivato anch’esso quest’anno, come Miglior attrice non protagonista, e ancora una volta per “Barriere”. Tra i suoi film più fortunati, si annoverano anche “The Help”, “Suicide Squad”, “Ender’s Game”, “Lila & Eve” e “Get on up”.

Ecco la trama del film “Barriere”.

Troy Maxson (Denzel Washington) è un padre di famiglia di Pittsburgh, con un passato nelle leghe di baseball per i neri.

A 53 anni, vive con la sua seconda moglie Rose (Viola Davis) e il figlio minore (Jovan Adepo). Il primo figlio, avuto dalla prima moglie, si chiama Lyons (Russell Hornsby), è un musicista squattrinato che spesso gli chiede prestiti. Troy sta cercando, da tempo, di costruire una staccionata intorno alla casa (grande metafora del film). La verità è che Troy ha paura della morte e vuole tenerla fuori da casa sua. Ma ha anche eretto una barriera attorno a sé, orgoglioso e testardi. E, per quanto sia un buon padre, non riesce a trattare con affetto il figlio Cory.

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