Ovaiole, la Confagricoltura precisa: “Numerose le aziende che sono già in regola”

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Ovaiole, la Confagricoltura precisa: “Numerose le aziende che sono già in regola”

La Corte di Giustizia della Ue ha deferito l’Italia, insieme alla Grecia, per non essersi adeguata completamente alla messa al bando, scattata all’inizio del 2013, delle gabbie per l’allevamento delle galline da uova. La Confagricoltura di Cuneo per voce del presidente Oreste Massimino precisa: “In realtà molti imprenditori hanno rispettato la normativa mettendosi in regola e, sebbene il Mipaf avesse concesso un periodo di 36 mesi per adeguare gli allevamenti seguendo una precisa scaletta di interventi, il Ministero della Salute Dipartimento Sanità, per paura dell’infrazione, ha tassativamente fissato al 30 giugno il termine ultimo per adeguare gli allevamenti”.
A gennaio 2013 circa 600 allevamenti, per 8 milioni di galline, non erano a norma, soprattutto nelle regioni Lombardia e Veneto. In Piemonte la situazione è decisamente migliore e quasi tutti gli allevatori hanno adeguato le loro strutture. La direttiva comunitaria sul benessere animale prevede che le galline siano allevate in gabbie con una superficie di almeno 750 centimetri quadrati per animale, un nido, posatoio e dispositivi per accorciare le unghie, oppure siano allevate a terra o in voliera.

La mancata applicazione di queste norme, in tutto o in parte, provoca anche un problema di commercializzazione delle uova prodotte. In questo modo le uova diventano “illegali”, in conseguenza del fatto che le galline vengono ancora rinchiuse in gabbie vecchie. Ora che il tempo per mettersi in regola è scaduto, lo scorso 7 maggio il Ministero ha inviato alle autorità competenti una nota relativa ai cicli ispettivi. Il documento sottolinea la scadenza del 30 giugno 2013 per la sospensione dell’attività di allevamento nei capannoni non conformi.

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