Padoan, l’Italia sta uscendo dalla crisi, ma gli italiani sono i più sfiduciati d’Europa COMMENTA  

Padoan, l’Italia sta uscendo dalla crisi, ma gli italiani sono i più sfiduciati d’Europa COMMENTA  

Il ministro dell’Economia dell’esecutivo presieduto da Matteo Renzi, Pier Carlo Padoan, ha inviato un video messaggio in occasione dell’apertura del convegno “Digitale X per la crescita” organizzato a Capri.


“L’economica italiana sta uscendo dalla crisi” ha detto Padoan nel video, “i numeri sono incoraggianti in termini di crescita, occupazione e redditi delle famiglie, che stanno dando sostegno alla ripresa e agli investimenti delle imprese”.


Un messaggio molto ottimistico, seppure inframmezzato dall’ammissione che la fine del periodo di crisi si sta concretizzando “ancora con qualche fatica”, legata al fatto che “l’Italia affronta due problemi profondi”, “l’uscita dalla crisi finanziaria globale che ha colpito anche l’Italia, portando via 10 punti di Pil” e il fatto di dover “affrontare problemi accumulati con il tempo molto prima della crisi”.


Una visione che il ministro ha riassunto poi nella più generale questione dei “ritardi negli investimenti, che rendono difficile la ripresa al di là di certi limiti”, rispetto ai quali bisognerebbe andare “oltre”, con una accresciuta “capacità potenziale di produrre ricchezza”.

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Il sentimento popolare, se lo vuole chiamare così, sembrerebbe non essere però dello stesso tenore di quello del ministro Padoan, almeno a giudicare dai dati diffusi in questi giorni dall’Eurostat.

Gli italiani, infatti, secondo gli ultimi rilevamenti, sono i più sfiduciati d’Europa, vantando il triste primato di 3.3 milioni di italiani che, pur essendo disposti a lavorare, hanno ormai rinunciato a cercare un impiego. Percentuale complessiva della forza lavoro: 13%.

Un vero e proprio esercito di persone, ben più grande rispetto alle piccole rappresentanze di Germania (1.2%), Francia (2.4%) e Spagna (3.9%), all’interno del quale confluiscono anche coloro che cercano lavoro, ma non sono disponibili a impegnarsi subito (lo 0.4% del totale), e tutti coloro che sono impegnati in lavori saltuari o part – time di tipo “involontario”, cioè quelli che non riescono a trovare altro e si accontentano, che assommerebbero al 3.4% del totale.

In termini di numeri assoluti, gli sfiduciati sono, in Italia, addirittura più dei disoccupati: 3.3 milioni di persone contro 3.1, di cui mezzo milione aggiuntesi fra il secondo trimestre del 2012 e il secondo trimestre di quest’anno.

Nel frattempo infuria la polemica fra i sindacati e Confindustria dopo il fallimento, peraltro ancora in fase pressoché preliminare, in materia di contratti collettivi. È spuntata persino l’ipotesi di un intervento diretto da parte del governo, che ha spinto subito Susanna Camusso di Cgil, intervistata da Repubblica, a puntualizzare che “le relazioni industriali sono relazioni tra le parti”, come recita “l’articolo 39 della Costituzione”, e che non c’è alcuna urgenza di intervento da parte del governo, ma semmai “il pericolo che ancora una volta” tale intervento “nasconda una sottovalutazione del valore del lavoro e della sua rappresentanza”.

Una situazione complessiva, quella del mondo del lavoro italiano, che si fatica, in tutta onestà, a leggere con ottimismo.

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