Palermo: la lotta alla Mafia si ferma COMMENTA  

Palermo: la lotta alla Mafia si ferma COMMENTA  

Triste epilogo per “I cacciatori di mafiosi” più bravi d’Italia: saranno tutti sostituiti , per di più nello stesso momento e sostituiti con colleghi meno esperti, ergo meno problematici, ergo  meno risolutivi, ergo non vuotatori di quel lurido sacco pieno di immonda verità riguardo losche collusioni  tra Stato e Mafia. Ma per fare le cose bene, ecco che la zelante voglia di fresco assicurerà anche il turn over di diversi magistrati ( rigorosamente tutti della direzione distrettuale antimafia)

Insomma : questa verità non s’ha da sapere! In autunno, a Palermo, i nomi più importanti che evocano alla memoria storiche battaglie dell’Arma nella lotta alla mafia, andranno a casa; uno su tutti il maggiore Antonio Coppola, comandante del nucleo investigativo dei carabinieri, famoso per le meticolose indagini che hanno portato all’azzeramento dei vertici di Cosa Nostra, il quale potrebbe essere trasferito al nucleo tutela patrimonio culturale di Roma. Uno scandalo! I L’uomo è noto per aver coordinato l’operazione Araba Fenice” in cui venne filmato l’incontro dei boss palermitani che avevano deciso di ricostituire la Cupola, prima di essere ingabbiati. Stessa sorte anche per il colonnello Paolo Piccinellli del Reparto Operativo, famoso per aver smantellato alcuni fiancheggiatori del boss Gianni Nicchi, o ancora  il generale Teo Luzi, coordinatore delle indagini sull’omicidio dell’avvocato Enzo Fragalà ,l’ ex deputato di An colpito a bastonate due anni e mezzo fa da un uomo fuggito in moto , così come andranno via pure i colonnelli Giuseppe De Riggi e Pietro Salsano, capi dei militari di Palermo e Monreale .Ancora una volta 35 magistrati dissidenti dell’antimafia hanno scritto al procuratore capo Francesco Messineo per chiedergli di intercedere con i vertici dell’Arma e ritardare il trasferimento di Coppola.


Il Procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi afferma :“Non si possono azzerare i vertici degli organi investigativi dell’Arma tutti nello stesso momento: questa è un’iniziativa senza precedenti che credo non si sia mai verificata negli ultimi 30 anni” “Il dato allarmante – continua Teresi – è che i vertici dell’Arma destineranno a quei delicati incarichi ufficiali con quasi nessuna esperienza in fatto di lotta alla mafia: non si può pensare che i nuovi investigatori facciano esperienza sulla pelle delle nostre indagini, sarà quindi naturale per noi magistrati coordinarci maggiormente con le altre forze di polizia giudiziaria che hanno già maturato ampie conoscenze su Cosa Nostra”.


Contemporaneamente ruoteranno anche i magistrati degli uffici del palazzo di giustizia palermitano , con la differenza che si tratterà, badate bene se scoprite il trucco, di una sorta di volontario trasferimento richiesto dalle stesse toghe. “nel mese di ottobre si libereranno le poltrone dei due storici procuratori aggiunti Ignazio De Francisci, che si trasferirà negli uffici dell’avvocatura generale dopo la votazione unanime aggiunti del Csm, e Antonio Ingroia, il tenace coordinatore dell’inchiesta sulla Trattativa Stato – mafia che invece andrà a lavorare per l’Onu in Guatemala. Vacille pure la poltrona di Nino Gatto, assente per malattia e prossimo alla pensione: in corsa per succedere a Ingroia e De Francisci c’è Nico Gozzo, già pm del processo contro Marcello Dell’Utri e attualmente procuratore aggiunto a Caltanissetta. Gli altri che intendono tornare nel capoluogo siciliano sono il sostituto procuratore della Dna Maurizio De Lucia, il procuratore di Barcellona Pozzo di Gotto Salvo De Luca, il facente funzioni di Reggio Calabria Ottavio Sferlazza e il capo dei pm di Termini Imerese Alfredo Morvillo.


In tutta la vicenda Roberto Scarpinato rischia tuttora di essere escluso dai giochi a causa del procedimento disciplinare richiesto dal consigliere del Csm Nicolò Zanon, dopo il suo intervento in via d’Amelio il 19 luglio scorso.

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Scarpinato era in lizza per il posto di procuratore con Francesco Messineo, oltre al procuratore capo di Messina Guido Lo Forte, che non ha mai ritirato la domanda per la procura generale. E a breve potrebbe anche aprirsi la battaglia per la poltrona di procuratore capo: se Messineo dovesse pensare di cedere il passo, in corsa per l’ufficio che fu di Giancarlo Caselli ci sarebbero Sergio Lari e lo stesso Lo Forte.

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