Panama Papers: nell’archivio anche i nomi di Galliani e Briatore COMMENTA  

Panama Papers: nell’archivio anche i nomi di Galliani e Briatore COMMENTA  

Lo scandalo Panama Papers, ogni giorno, si arricchisce sempre di più dei nomi di illustri personaggi italiani contenuti nel sontuoso archivio dello studio legale Mossack-Fonseca coinvolto nello scandalo e che verranno resi noti dall’Espresso che uscirà venerdi 15 aprile. Vi forniamo in anteprima di alcuni nomi altisonanti contenuti nella lista, che l’Espresso rivelerà domani. Si tratta di Emanuela Barilla, dell’imprenditore miliardario Pessina nonchè di Adriano Galliani, l’attuale e contestatissimo amministratore delegato del Milan che avrebbe usufruiti di società di comodo attraverso i buoni uffici dello studio legale Mossack-Fonseca, per eludere parte dei propri guadagni al fisco.


Nell’archivio si menzionano anche società intestate a Briatore e Berlusconi e altre società fittizie create solo per raggirare il fisco di un centinaio di altri imprenditori, illustri professionisti italiani.

Tra le società che l’Espresso rivelerà domani è contenuta anche la Sport Image, un società con sede nelle Isole Vergini che fa capo a Silvio Berlusconi e che vent’anni fa venne coinvolta in una inchiesta che mise in luce alcuni pagamenti in nero fatti ad alcuni fuoriclasse rossoneri tra i quali figuravano Van Basten e Gullit.


Lo scandalo Panama Papers è stato portato alla luce del sole da un reportage pubblicato dal settimanale l’Espresso, che pubblico alcuni nomi di imprenditori, politici e manager di fama mondiale che avevano usufruito dell’attività dello studio legale panamense per creare società fittizie con lo scopo di riciclare denaro di provenienza illecita, occultandolo al fisco.

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Tra questi anche il presidente russo Vladimir Putin, il padre del premier britannico Cameron e, per l’Italia, dell’attore Carlo Verdone, della conduttrice Barbara D’Urso e dell’ex pilota di Formula Uno, Jarno Trulli. Il tutto con i buoni uffici dello studio legale panamense Mossack-Fonseca che avrebbe svolto un ruolo nevralgico nelle operazioni di occultamento di denaro. Nell’archivio dello studio legale sono contenute circa 200 mila società e fondazioni che hanno posto la propria sede in una ventina di paesi considerati paradisi fiscali. Un sistema congegnato per occultare denaro proveniente da corruzione o per eludere il fisco del proprio paese.

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