Papa Francesco incontra Fidel Castro

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Papa Francesco incontra Fidel Castro

Un incontro storico. Non ci sono altri termini da utilizzare per definire quello, avvenuto poche ore fa, fra Papa Francesco e Fidel Castro.

“Un incontro in un clima familiare e informale favorito anche dalla lingua comune” come lo ha definito il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi.

Le immagini diffuse dai media di tutto il mondo parlano chiaro, in effetti, mostrando due uomini seduti uno accanto all’altro, il Papa nel suo usuale abito e Fidel in tenuta senz’altro più modesta, a confermare che il suo ruolo per l’occasione non è quello del Lider Maximo.

Mezz’ora abbondante di dialogo a casa dell’ex leader cubano, incentrato sulla “salvaguardia dell’ambiente e i grandi problemi del mondo contemporaneo”, e, al termine, l’usuale scambio di regali.

Il Papa ha donato a Fidel una copia della recente Enciclica “Laudato Si'”, mentre Fidel ha ricambiato con “Fidel y la Religión“, un libro incentrato sull’intervista a Castro del 1985 realizzata dal teologo brasiliano Frei Betto, con tanto di dedica “per Papa Francesco in occasione della sua fraterna visita a Cuba”.

Non è la prima volta che Castro incontra il Pontefice – era già accaduto nel 2012, allora al soglio c’era Papa Raztinger – ma l’incontro con Papa Francesco ha rispecchiato davvero il disgelo che si sta perfezionando nei rapporti fra Cuba, gli USA e il resto del mondo.

L’isolamento dell’Avana, frutto di un mondo che, nella sostanza, non esiste più, non poteva proseguire ancora a lungo, perciò si tratta con ogni probabilità di un processo inevitabile, ma non si può negare che l’intervento di Bergoglio sia stato importante nell’accelerare o, quanto meno, dare una precisa collocazione temporale all’evento.

La statura e la credibilità di Papa Francesco sono ormai una costante delle relazioni internazionali, dove, spesso, i rapporti tendono a fossilizzarsi su posizioni improntate a visioni locali, tralasciando quella globale, ben più importante e attuale.

Il rischio, a questo punto, potrebbe essere quello di considerare la transizione di Cuba verso il futuro come la vittoria di un certo modello di società nei confronti del comunismo.

Così facendo, infatti, si tenderebbe a banalizzare il momento, nella certezza che ciò che avverrà da oggi in avanti all’Avana sia giusto e incriticabile.

Un passo verso il futuro dovrebbe invece contenere anche un po’ di timore, il dubbio se si stia andando nella direzione corretta o se, invece, si debba prima considerare l’esigenza di aggiustare qualcosa.

Un dubbio che potrebbe sciogliersi solo con l’autocritica, quella che Cuba ha adottato, la stessa cui, al contrario, molti governi mondiali non sembrano mai voler accennare.

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