Papa Wojtyła: 16 ottobre 1978 eletto pontefice

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Papa Wojtyła: 16 ottobre 1978 eletto pontefice

Il 16 ottobre 1978 veniva eletto con il nome di Giovanni Paolo II Papa Wojtyla. Dopo 445 anni di Papi italiani, eccone uno proveniente – parole sue – “da un Paese lontano”, la Polonia, e dalla loggia della Basilica di San Pietro dove si presenta il nuovo pontefice (foto), il mondo udiva la famosa frase “Anche non so se potrei bene spiegarmi nella vostra … nella nostra lingua italiana, se mi sbaglio … se mi sbaglio mi corrigerete!”.

Karol Wojtyola era nato a Wadowice il 18 maggio 1920, terzo figlio di una coppia molto religiosa, formata da Emilia Kaczorowska (1884-1929), e da Karol Wojtyła senior (1879-1941), ex-ufficiale dell’esercito asburgico.

La madre morì per insufficienza renale e per una malattia cardiaca congenita quando Lolek – come Karol veniva chiamato affettuosamente da amici e familiari – aveva solo 9 anni. Nel 1932, ad appena 26 anni, si spense invece suo fratello maggiore Edmund, che era medico ed aveva contratto la scarlattina da un paziente, mentre una sorella, Olga, era deceduta poco dopo la nascita nel 1914, quindi prima che Karol venisse al mondo.

Karol Wojtyla senior compì molti sacrifici per permettere al figlio di studiare, ma alla fine riuscì a consentirgli di iscriversi all’Università Jagellonica di Cracovia, città dove il giovane si era trasferito con il padre tempo prima.

Nell’ateneo il futuro Papa studiò materie come filologia, lingua e letteratura polacca e in questo periodo prese anche lezioni private di francese.

Intanto lavorò come bibliotecario volontario e compì l’addestramento militare obbligatorio nella legione accademica. Iniziò l’attività di attore teatrale ed imparò ben 9 nuove lingue, oltre alla lingua madre polacca e al francese: l’italiano, l’inglese, lo spagnolo, il portoghese, il tedesco, il russo, l’ucraino, lo slovacco nonché il latino ecclesiastico.

Il 1° settembre 1939 la Polonia venne occupata dalla Germania di Hitler: aveva inizio la Seconda Guerra Mondiale – il giovane Karol Wojtyla fu profondamente colpito dagli orrori nazisti, anche perché assai legato già alla comunità ebraica di Wadowice –. Karol e il padre scapparono a piedi da Cracovia verso est con milioni di altri polacchi e durante la marcia dovettero nascondersi all’interno di fossi per sfuggire alla Luftwaffe, l’aviazione militare tedesca. Dopo 200 chilometri seppero dell’invasione del loro Paese da parte della Russia e furono costretti a tornare.

A novembre dello stesso anno 184 docenti dell’Università Jagellonica vennero arrestati e l’Università chiusa.

Tutti i maschi abili furono costretti a lavorare: nel primo anno di guerra Karol trovò impiego come fattorino di un ristorante, un impiego che gli permise di continuare gli studi universitari, l’attività teatrale e con essa una forma di resistenza culturale all’invasore, e di migliorare la propria conoscenza del francese.

Dall’autunno 1940 al 1944 Wojtyla, anche grazie al sostegno della sua insegnante di francese, professoressa Jadwiga Lewaj, trovò lavoro come operaio nelle cave di pietra della Solvay, una nota azienda che produceva soda caustica, la quale rivestiva particolare importanza per lo sforzo bellico della Germania.

Il futuro Papa, che riuscì ad ottenere uno speciale documento d’identità, potè evitare la deportazione verso i lavori forzati, toccata invece a molti suoi coetanei.

Intanto cominciò a maturare in lui la vocazione al sacerdozio. Nel 1942, l’anno dopo la morte del padre, entrò in un seminario clandestino guidato dal arcivescovo di Cracovia Adam Sapieha. Successivamente tornò a lavorare alla cava, ma la sera del 29 febbraio 1944, mentre rincasava, fu investito da un camion tedesco, riportando gravi ferite che lo costrinsero due settimane in un letto d’ospedale. La convinzione di essere un miracolato, secondo una sua biografia rappresentò per Wojtyla una conferma di essere votato alla vita religiosa.

Il 6 agosto 1944, passato alla storia come “il lunedì nero”, la Gestapo rastrellò Cracovia, deportando i giovani maschi per evitare una rivolta analoga a quella che il primo del mese era iniziata a Varsavia. Anche la casa del futuro pontefice venne perquisita, ma egli riuscì a nascondersi dietro una porta e a rifugiarsi nell’Arcivescovado, dove rimase sino al termine della guerra.

Venne ordinato presbitero il 1° novembre 1946 dall’arcivescovo di Cracovia Sapieha e subito dopo si trasferì a Roma per proseguire gli studi e ottenere, nel 1948, la laurea in Teologia presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (conosciuta anche come Angelicum).

La sua prima missione apostolica, nell’estate del 1948, lo riportò nella sua Polonia, dove tra l’altro insegnò Etica nell’ Università Jagellonica dove aveva studiato.

Nel 1958 fu nominato vescovo ausiliare di Cracovia e quattro anni più tardi assunse la guida della diocesi quale vicario capitolare.

Il 13 gennaio 1964 papa Paolo VI lo nominò arcivescovo della città. Come vescovo ed arcivescovo, tornò a Roma per partecipare e contribuire significativamente al Concilio Vaticano II.

Il 26 giugno 1967 fu nominato cardinale di San Cesareo in Palatio da papa Paolo VI. Tornato a Cracovia si distinse per la sua attività di opposizione al regime comunista. In particolare, fece pubblicare a puntate nel suo giornale diocesano alcuni libri usciti all’epoca e colpiti dalla censura rossa, tra cui Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci – ne scaturì con la giornalista e scrittrice una diatriba sulla violazione del diritto d’autore, ma la legislazione polacca diede ragione a Wojtyla – ed Ipotesi su Gesù scritto da Vittorio Messori (1976).

Nell’agosto 1978, dopo la morte di Papa Paolo VI (Giovanni Battista Montini), il futuro successore di Pietro tornò in Vaticano per partecipare al conclave che portò all’elezione di Albino Luciani, il patriarca di Venezia, il quale divenne Papa Giovanni Paolo I.

Ma notoriamente il pontefice morì soltanto 33 giorni dopo, il 28 settembre 1978, così Wojtyla dovette tornare a Roma in ottobre per partecipare al secondo conclave in meno di due mesi. Questa volta sarebbe stato lui ad essere eletto, a soli 58 anni – un Papa ancora più giovane del suo predecessore, che ne aveva 65 – .

Il pontificato di Giovanni Paolo II fu caratterizzato da una vigorosa azione politica e diplomatica contro il comunismo e l’oppressione politica, ed egli è considerato uno degli artefici della fine dell’Unione Sovietica e delle Repubbliche dell’Europa dell’est ad essa legate, che si basavano sul socialismo reale. Combatté la teologia della liberazione, la scuola teologica sudamericana più vicina al marxismo. Stigmatizzò però anche il capitalismo e il consumismo sfrenati, considerati antitetici alla ricerca della giustizia sociale ed alla dignità umana. Si oppose fermamente all’aborto, all’eutanasia e confermò l’approccio tradizionale della Chiesa sulla sessualità – no ai contraccettivi e ai rapporti sessuali fuori dal matrimonio -, sul celibato ecclesiastico e sul sacerdozio femminile.

Compì ben 104 viaggi pastorali, istituì la Giornata Mondiale della Gioventù e gli incontri ecumenici internazionali ad Assisi.

Il 1° maggio 2011 è stato proclamato beato dal Papa Emerito Benedetto XVI.

Invece il 27 aprile 2014 Giovanni Paolo II è stato proclamato santo da Papa Francesco insieme al “Papa Buono” Giovanni XXIII: viene festeggiato annualmente nel giorno del suo insediamento, avvenuto il 22 ottobre del 1978, ma come si ricorderà, egli era stato invocato come “santo subito” dalla folla il giorno stesso dei suoi funerali, celebrati venerdì 8 aprile 2005, sei giorni dopo la morte.

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