Parigi, Conferenza sul Clima Cop21 anticipata di un giorno COMMENTA  

Parigi, Conferenza sul Clima Cop21 anticipata di un giorno COMMENTA  

Manca pochissimo, ormai, all’inizio della Conferenza Mondiale sul Clima, la Cop 21, che si svolgerà a Parigi a partire dalla prossima settimana e fino all’11 dicembre.

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Sarebbe dovuta iniziare il 30 novembre, cioè lunedì prossimo. Così diceva il programma fino a prima del venerdì 13 delle stragi parigine, poi la situazione è cambiata – in tutti i campi – e ieri è arrivato l’annuncio ufficiale dell’inizio anticipato a domenica 29. “L’inizio anticipato dei lavori” hanno detto i portavoce delle Nazioni Unite, “offre l’opportunità di sfruttare nel miglior modo possibile il limitato tempo disponibile a finalizzare i negoziati”. Certo, su un tempo limitato, aggiungere un giorno non dà l’idea di introdurre chissà quale cambiamento, ma tutto può aiutare. L’importante è che sia ben chiaro a tutti quanti parteciperanno alla Cop21 che l’imminente conferenza rappresenta, con ogni probabilità, l’ultima occasione, per l’umanità, di scongiurare gli effetti del riscaldamento globale. Il presidente USA Barack Obama ha voluto sottolineare la primaria importanza della conferenza, pur nel delicatissimo momento che sta vivendo l’ordine mondiale, chiarendo che “è assolutamente vitale per gli Stati Uniti e per ogni altro leader inviare un segnale: la malvagità di una manciata di assassini non fermerà il mondo a proseguire nei suoi affari fondamentali”. Il mondo, ha tuonato Obama, “non ha paura”.

La questione, però, è che il clima del pianeta non ascolta i proclami dei capi di stato, bensì annusa le emissioni e reagisce di conseguenza. Gli attuali modelli matematici concordano tutti o quasi nel dipingere un futuro devastato dall’aumento della temperatura media: innalzamento del livello degli oceani (10 metri, qualcuno dice, entro il prossimo secolo), modifica della posizione e, soprattutto, dell’estensione delle zone con i climi più inospitali, perdita di terreni agricoli, possibili carestie e epidemie, conseguenze anche in termini di riduzione della produzione economica. Per certi versi, l’apocalisse sarebbe una passeggiata.

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È chiaro, però: tutto ciò, se i modelli dicono la verità. Modelli complessi, a volte contraddittori, basati su serie di dati di estensione meno che trascurabile rispetto all’età nel nostro pianeta, modelli basati su teorie per nulla facili da verificare.

Modelli, insomma, che hanno tutti, ma proprio tutti, i difetti che i modelli possono avere. Non dovrebbe però essere necessario spiare fra le proiezioni di un modello matematico per capire che la civiltà umana non dovrebbe basarsi su un utilizzo indiscriminato e irresponsabile delle risorse disponibili e sul continuo stupro del pianeta.

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Ciò che può rincuorare, da questo punto di vista, è che un giorno, quell’unico giorno in più restituito alla conferenza, basterebbe per capirlo. Ciò che preoccupa è invece che i dettami della crescita economica possano prevalere, ancora una volta, e che, per quanti giorni si possano aggiungere, non farà alcuna differenza.

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