Parigi, il passaporto siriano trovato accanto al cadavere di uno degli attentatori è falso COMMENTA  

Parigi, il passaporto siriano trovato accanto al cadavere di uno degli attentatori è falso COMMENTA  

Gli spettatori sul terreno di gioco dello Stade de France dopo la partita, Parigi, 13 novembre 2015. (AP Photo/Michel Euler)

Ahmad Alomohammad è il nome riportato sul passaporto trovato accanto al cadavere di uno dei terroristi uccisi durante la strage di Parigi dello scorso venerdì 13 novembre, fuori dallo Stade de France.

Ahmad Alomohammad è il nome di un cittadino siriano registrato in Grecia, sull’isola di Leros, lo scorso 3 ottobre.

Ahmad arrivava dalla Turchia ed è sbarcato in Europa insieme ad altri settanta profughi. Poi ha presentato richiesta di asilo.

Pochi giorni dopo, Ahmad è stato registrato al confine fra Macedonia e Serbia.

Era il 7 ottobre. Da lì, un viaggio verso nord, fino ad arrivare in Austria, passando per l’Ungheria, il giorno successivo, ovvero l’8 ottobre 2015.

Le registrazioni del passaporto si interrompono qui: dopo questi tre passaggi iniziali, di Ahmad Alomohammad si perdono le tracce. Potrebbe essere andato in Italia, in Germania, in Svezia o in qualunque altro paese europeo, non si sa.

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Quello che si sa per certo è che il 13 di novembre si trovava a Parigi, nella zona circostante lo Stade de France, dove ha partecipato agli attentati e dove ha trovato la morte.

Un viaggio lungo eppure breve, quello di Ahmad. Lungo perché fatto di tanti chilometri, dalla Siria a Parigi, attraversando tanti pericoli. Anche breve, però, troppo breve per pensare che possa avere compreso una conversione all’estremismo islamico e all’adesione a una cellula terroristica. Ahmed era già un terrorista quando è sbarcato in Europa, su questo non ci sono dubbi. Il problema è che Ahmed, in realtà, non esiste. Ahmed non è il profugo siriano in cerca di asilo politico che l’Europa ha accolto, ma un attentatore che di Ahmed ha inventato, o rubato, l’identità. In queste ore si stanno eseguendo gli accertamenti, esami del Dna inclusi, per cercare di risalire alla vera identità dell’attentatore. Il presidente della Commissione UE Jean Claude Juncker, nel frattempo, ha invitato a non confondere profughi e terroristi e a non modificare “l’agenda europea in materia di immigrazione”. Un inequivocabile richiamo a considerare il caso di Ahmed come un puntino isolato, un rarissimo caso di malfunzionamento nel sistema di identificazione e accoglienza dei profughi. La precisazione, se vogliamo, che la stragrande maggioranza dei passaporti siriani in circolazione sono originali, e non falsi documenti a protezione di infiltrati o cittadini di altra nazionalità che si nascondono sotto la bandiera siriana che consente loro di ottenere l’asilo politico. Su quali basi poggino queste affermazioni, Juncker non lo ha chiarito, ma è da presumere che si tratti più di un richiamo generale che si una considerazione specifica. Quali anticorpi abbia il sistema di accoglienza dei profughi per far fronte a questo tipo di situazioni non è del tutto chiaro, al contrario del fatto che, in tema di immigrazione, l’Europa boccheggia, tuttora, come un nuotatore alle prime armi, che punta a galleggiare, a fatica, tutto concentrato a spingere la bocca fuori dall’acqua, per far entrare quanta più aria possibile, più che a dirigersi, nuotando, verso un luogo sicuro.

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