Parte la raccolta di firme per l’adozione del reddito minimo garantito

Economia

Parte la raccolta di firme per l’adozione del reddito minimo garantito

Mario Monti
Mario Monti

Torna a far capolino nella discussione riguardante le politiche per la crescita, un aspetto estremamente importante, che però è stato messo in disparte in queste prime battute da temi come quello delle liberalizzazioni e dell’articolo 18. Come si sa, nel resto dell’Europa più avanzata, esistono forme di sostegno al reddito che permettono a tutti i cittadini, anche a chi non riesce a trovare lavoro, di mantenere una minima capacità di spesa. Francia, Germania ed Inghilterra, in particolare, pongono una soglia di reddito sotto la quale non può trovarsi nessuno. La logica che permea queste politiche è che un cittadino non in grado di spendere, si trasforma presto in un danno per il sistema. Del resto basterebbe andare a vedere l’ultimo dato sull’incremento del PIL tedesco, per rendersi conto del legame tra queste politiche di sostegno al reddito e l’andamento dell’economia. In Italia, forme di questo genere, non esistono e chi si trova senza lavoro, non sa come sbarcare il lunario.

Di conseguenza, i consumi vengono azzerati, innescando quella impossibilità di spendere che ha ripercussioni drammatiche sul ciclo economico. Invece di pensare a falsi problemi come l’articolo 18, è da qui che dovrebbe ripartire la discussione, per poi magari completare il sistema con forme di flessibilità che non scadano nella precarietà.
Proprio su questo versante si registra l’iniziativa di alcune associazioni riunitesi in una iniziativa che cerca di dare risposte fattibili e sostenibili. Le quali hanno redatto un appello a Mario Monti, che può essere sottoscritto on line e per il quale sta partendo la raccolta firme, con comitati che stanno spuntando ovunque per la penisola, partendo da Milano, Lamezia Terme, Ragusa e L’Aquila. Obiettivo dichiarato è quello di raggiungere 100mila firme entro fine gennaio per chiedere al Presidente del Consiglio e al suo governo di istituire un nuovo fondo per la non autosufficienza e un reddito di cittadinanza per i disoccupati e i giovani in cerca di lavoro.

L’appello dichiara l’appoggio dei comitati alla politica di sacrifici predisposta da Monti, chiedendo però, al contempo, che il risanamento del paese non prescinda da una seria valutazione circa le difficoltà di anziani e giovani generazioni, colpite dalla crisi e dalla mancanza di lavoro. E per far questo, si chiede appunto l’istituzione del reddito minimo di cittadinanza. I primi ad aderire all’appello sono stati il “Centro anziani Romanina”, la “Associazione democratici per le periferie” e “Nuove periferie del Lazio”, coordinati dai centri anziani del XX Municipio di Roma. Secondo i promotori, le risorse necessarie per l’iniziativa, potrebbero essere ricavate dal taglio delle spese militari, reputate chiaramente inutili quando non necessarie alle missioni di pace. Naturalmente, il mirino è diretto sulla spesa dei cacciabombardieri F35 che dovrebbero essere acquistati dall’Italia con un esborso spaventoso per un paese che ha conti pubblici disastrati. Viene inoltre ricordato uno studio recente fatto dalla Università del Massachusetts, in base al quale un miliardo di dollari investiti nella Difesa genera soltanto 11 mila posti di lavoro a fronte dei 17 mila che potrebbero essere ricavati investendo sulle energie rinnovabili e 29 mila nel campo dell’educazione.

Adesso resta solo da vedere se il mondo politico vorrà ancora una volta perdersi su disquisizioni ideologiche, o vorrà dare una riposta concreta ai problemi posti dalle associazioni firmatarie dell’appello.

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