Patente a punti in edilizia: no da Confartigianato COMMENTA  

Patente a punti in edilizia: no da Confartigianato COMMENTA  

«Confartigianato è fortemente contraria all’istituzione di una “patente a punti” in edilizia, misura annunciata dal Governo per gestire la qualificazione delle imprese di costruzioni ai fini della loro partecipazione ad appalti e per accedere a finanziamenti pubblici, decurtata in caso di “accertate violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro”».

Con queste parole Luciano Gandolfo, rappresentate provinciale degli edili di Confartigianato Cuneo, recentemente nominato vice presidente nazionale ANAEPA (Associazione Nazionale Artigiani dell’Edilizia dei decoratori, dei Pittori e Attività Affini) – dà voce al disagio dell’Associazione, che contesta aspramente il provvedimento, giudicandolo l’ennesimo balzello burocratico sulle spalle degli imprenditori edili,
«La norma prospettata – prosegue Gandolfo – duplica oneri economici e adempimenti amministrativi rispetto a quelli già esistenti e alle aziende costerà non meno di 300 milioni di euro. Inoltre, il meccanismo con il quale vengono attribuiti i punti della patente penalizza le piccole imprese rispetto alle grandi aziende. Tutto ciò, peraltro, senza garantire maggiore efficienza nella gestione della sicurezza sul lavoro».

«La patente a punti in edilizia – commenta Domenico Massimino, presidente provinciale di Confartigianato Imprese Cuneo – rischia di trasformarsi in un nuovo SISTRI, vale a dire in un sistema costoso e complesso per le imprese ma inefficace rispetto all’obiettivo che si prefigge. Un adempimento oneroso, inutile e complicato che mina la produttività delle imprese del settore costruzioni alle prese con una crisi profonda. Nel 2012 abbiamo registrato la perdita di 122.000 addetti e 61.844 aziende».

«La sicurezza sul lavoro – aggiunge il presidente Massimino – non si tutela con la burocrazia. Nel caso della patente a punti, si finirebbe per creare un nuovo “carrozzone” burocratico che appare finalizzato a “fare cassa” sulle spalle delle imprese, drenando almeno 300 milioni di euro, se si sommano gli oneri di iscrizione all’apposita sezione presso le Camere di commercio e le spese per tutti gli altri adempimenti, tra cui la formazione, la dotazione di nuove attrezzature, la nomina del responsabile tecnico».

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«Il Testo Unico sulla sicurezza del lavoro – conclude Gandolfo – contiene già le norme per garantire la sicurezza e per punire le violazioni. Non abbiamo bisogno di nuovi costi e di nuovi adempimenti. Invece si continua ad introdurre burocrazia, oneri procedurali ed economici, enti pubblici e privati ai quali chiedere autorizzazioni. E la tanto annunciata semplificazione, che fine ha fatto?».

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