Pausa caffè a lavoro: regolamento

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Pausa caffè a lavoro: regolamento

Pausa caffè a lavoro: regolamento
Pausa caffè a lavoro: regolamento

Una cosa bella del lavoro è la pausa caffè. Ma qual è il regolamento? Cosa si intende per pausa al lavoro e quali sono i limiti per legge?

Vediamo in breve cosa dice il regolamento.

La legge (Art. 8 D. lgs. n.66/2003) contempla la necessità di concedere un momento di riposo durante il turno lavorativo.

Le motivazioni alla base di questo provvedimento sono quelle a tutela dei diritti dei lavoratori. Nella misura in cui la pausa di fatto spezza l’andamento routinario della prestazione lavorativa e, anzi, migliora il rendimento grazie al recupero della forza-lavoro, in termini sia fisici che psichici.

Nello specifico, la pausa al lavoro è un diritto di qualsiasi lavoratore che presti le sue risorse (fisico-psichiche) per almeno 6 ore e non può essere inferiore ai 10 minuti.

La durata della pausa (sia essa “pausa caffè”, o “pausa pranzo”) varia di lavoro in lavoro.

Il Ccnl metalmeccanici, ad esempio, concede una pausa di mezz’ora per la consumazione dei pasti (Art.

5 Ccnl Metalmeccanici).

Il Ministro del Lavoro si è espresso in merito con una circolare (Circolare n.8 del 2005) per affermare con forza tale diritto. La pausa al lavoro deve essere garantita anche in assenza di una legge specifica in fase di contrattazione e non può essere inferiore ai 10 minuti.

Tale diritto, poi, non può in alcun modo essere sostituito e pagato con una maggiorazione dello stipendio, né essere oggetto di scambio tramite la contrattazione collettiva.

Per garantire, infine, la sicurezza e la salute del lavoratore, la pausa si impone in modo più incisivo per certe categorie. E’ il caso, ad esempio, di chi lavori al computer (Art. 175 D.lgs. n.81/2008), per i quali la legge prevede una pausa di 15 minuti ogni 2 ore di lavoro.

“7 minuti”: lavoro o dignità?

Il film di Michele Placido affronta in modo esemplare il tema dei diritti dei lavoratori.

Ispirato a un fatto del 2012 realmente accaduto nell’Alta Loira, trasporta in Italia le vicende di un gruppo di lavoratrici a cui viene chiesto di decidere, nell’arco di poco tempo, del destino di tutte le operaie di una fabbrica tessile.

Nel film di Placido, allo stesso modo, undici donne del Consiglio di fabbrica sono chiamate a decidere, all’indomani della vendita della loro azienda a una Multinazionale francese, se vogliono o meno restare.

La clausola su cui dibatteranno sarà se è giusto o meno accettare la decurtazione di 7 minuti di pausa.

La questione sembra banale e invece è fondamentale: su quei 7 minuti la maggior parte delle operaie capirà di giocarsi la propria dignità e la battaglia della vita. Non soltanto il proprio posto all’interno dell’azienda.

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