Il caso ha fatto molto scalpore per la sua gravità. Lo stupratore pakistano ha dichiarato che “le leggi culturali islamiche ci dicono che abbiamo il diritto di stuprare giovani ragazze bianche perché sembrano troie.

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Nel nostro Centro Culturale Islamico ci viene insegnato che abbiamo il diritto di violentare queste ragazze,  sono promiscue, sono fuori casa e vanno a bere, non sono accompagnate da un uomo responsabile di loro e non indossano il velo…”.  Ecco, appunto: “Centro Culturale Islamico”. Un posto che, come spesso avviene, con moschea annessa, attua il lavaggio del cervello dei frequentatori musulmani e li indottrina all’estremismo religioso. Inoltre lo stupratore in questione si contraddisce da solo: come fa ad affermare che queste ragazze sono “promiscue”, ma allo stesso tempo “non sono accompagnate da un uomo”. Forse intende da “un mahram”, un guardiano- parente maschio che dovrebbe proteggere le donne dalla violenza?

 L’episodio qui raccontato è un’ulteriore palese dimostrazione che le violenze sessuali perpetrate da musulmani contro le donne occidentali e non musulmane, hanno una matrice razzista-religiosa e non riguardano solo l’Australia, ma avvengono a livello  mondiale (The Problem of Muslim Child-Rape Gangs is Global: http://youtu.be/0F8VtOPPdDo ). E’ bene ricordarlo: tener presente la superiorità che gli estremisti islamici sentono di avere su di noi, è anche utile per rispondere alle accuse di razzismo  verso musulmani e alle accuse di islamofobia.