Perché Assassin’s Creed: Revelations non ha niente che non sia già stato visto COMMENTA  

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Se un credo è, secondo la definizione del dizionario, una serie di credenze religiose, allora Desmond Miles è un poligamo molto confuso. Il quarto titolo di Assassins Creed, così come una delle molte diverse reincarnazioni, progetto laterale o diversi generi di piattaforme, è molto complicato da seguire. In queste avventure tra storia e spionaggio, compiute in prima persona, voi giocate come Desmond, che è in coma e sta giocando nei panni di Ezio Auditore, un antenato di Desmond e un precedente eroe della saga di Assassins. Desmond è intrappolato nella Black Room, a parlare con una coscienza nota come Subject 16 (che ha vissuto nell’Animus prima di lui. Oh, l’Animus? E’ un passaggio della mente che serve a risvegliare i ricordi dei vostri antenati), nel tentativo di trovare la connessione tra Ezio, Desmond e Altair ibn La-Ahad (il link serve nel caso voi, come me, avete bisogno di una rinfrescatina sul ruolo di Altair in questa serie). Non per rovinarvi la sorpresa, ma la risposta, e come il gioco finisce per Desmond, è altrettanto complicata.


Trama: E’ la caduta principale di questo finale di Assassin’s Creed. Nelle mani di uno sfigato di lunga data degli Assassin, questo gioco è un grazioso fiocco che lega insieme tre serie precedenti e un sacco di finali aperti. Vediamo addirittura un interesse amoroso nei confronti di Sophia, che è carino, ma è difficile credere che qualsiasi persona che giochi per la prima volta non si ritrovi a dire qualcosa del tipo: ” Che diavolo succede?”. Anch’io ero confuso quando, durante la sua visita a Costantinopoli, se il paese era già ufficialmente diventato Istanbul ( pessima battuta, mi dispiace, non ho saputo resistere). Oltre a tutto questo, si tratta di un viaggio che non risulta particolarmente nuovo.


Gioco: La meccanica è praticamente la stessa, anche se potete notare che i sensi dell’occhio dell’Aquila sono stati leggermente migliorati. Sembrano esserci l’attenzione sulla gestione di più di un assassino e sulla protezione dei loro quartieri generali intorno a ciascuna città ( immagino che Ubisoft abbia pensato che Ezio stava diventando troppo vecchio e meritasse così una decisione del gruppo dirigente). I giocatori potrebbero sentirsi confusi anche mentre giocano alla difesa di una torre, giochini sparsi nei vari livelli. Anche il rampino è degno di nota, perché la sua funzione primaria dovrebbe essere quella di assistere Ezio nel raggiungimento delle funi da biancheria, per planare come un professionista. Tuttavia, ho scoperto che quando ero troppo stanco di correre da tutte le parti a chiedere che altre persone accoltellassero le guardie, sballottavo semplicemente gli abitanti del villaggio con il rampino e poi davo loro dei soldi per farmi perdonare. Non sembra che loro ci facessero poi tanto caso, come se prendessi sempre di mira la persona che loro stimavano di meno e mi occupassi di un problema che li affliggeva da anni.


Tutto sommato, nonostante il mio pesante sarcasmo, mi è piaciuto Assassin’s Creed: Revelations, ma allo stesso tempo l’ho trovato totalmente logorante. Le ore iniziali del gioco sono un’apparente corsa, come se dovessero distrarmi, prima che trovassi l’obiettivo, che era quello di trovare le chiavi a casa di Altair, la funzione principale del gioco. Ho avuto una certa quantità di libertà, ma non molte opportunità per ampliarla e, benché mi sia divertito, era un tantino forzato. Ho trovato Brotherhood molto più entusiasmante e vi consiglio di provarlo (o di rigiocarci, se già l’avete), prima di avventurarvi troppo oltre in Revelations. Vale anche la pena notare che c’è un altro capitolo di Assassin’s Creed in arrivo, intitolato Assassin’s Creed III, ambientato in Egitto. Perciò, se siete un fan accanito, che gioca con religiosa regolarità, ma non ha ancora acquistato il gioco, andate a prenderlo. Se siete un fan normale o un nuovo giocatore, forse dovreste aspettare il prossimo o optare per Brotherhood.

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