Perchè l’anno bisestile porta sfortuna?

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Perchè l’anno bisestile porta sfortuna?

anno bisestile
Da dove deriva il detto "anno bisesto, anno funesto"? I motivi dietro questo detto si celano dietro i cambiamenti della storia. Ecco perché.

Da dove deriva il detto “anno bisesto, anno funesto”? I motivi dietro questo detto si celano dietro i cambiamenti della storia. Ecco perché.

Cominciamo dalla definizione del termine “bisestile”: deriva dal latino bisextus, ovvero due volte sesto e veniva comunemente utilizzato per indicare il sesto giorno prima delle calende di Marzo (con calende si intendono i primi giorni di un mese).

Ma perchè porta sfortuna l’anno bisestile?
Gli storici del periodo romano ritengono che le i cittadini dell’Antica Roma cominciarono ad aver paura che questi anni portassero sfortuna quando Giulio Cesare, nel 46 a. C., istituì il calendario giuliano rivisitando quello pensato da Numa Pompilio. Queste le modifiche apportate dall’imperatore e confermate da Augusto dopo le guerre civili: i giorni vennero portati a 365 (prima 356); eliminò il mese di Mercedonio e introdusse l’anno bisestile (ogni 4 anni, uno secolare ogni 400). Il calendario in questione restò in vigore fino al 1582, anno in cui venne istituito il calendario gregoriano.

Il mese che venne più colpito fu febbraio, che nel 46 a.

C. aveva un giorno in più ed è anche il mese dei riti dedicati ai defunti (Feralia), ultimo dell’anno prima di marzo (che era il primo). Eppure sembra normale, detto così.
In realtà le popolazioni antiche, ma non solo, ritenevano che ogni cambiamento storico o all’interno della società in cui vivono porti sfortuna e sia funesto perchè cambia le abitudini, le usanze e il modo di vedere le cose.

Si prendano a esempio l’anno Mille nel Medioevo, la scoperta dell’America e via dicendo. Inoltre, molti ritengono funesti questi anni a causa di coincidenze storiche non da poco, almeno fino a poco tempo fa.

Il presidente JF Kennedy fu eletto nel 1960 e venne ucciso nel 1963.
Anche il 1492 è un anno bisestile e segna l’inizio dell’età moderna, portatrice sì di cambiamenti ma anche di numerose malattie (colera, peste, etc) e di modifiche non da poco nell’assetto sociale europeo e non.
Il 2001, invece, non è un anno bisestile, eppure sono crollate le Torri Gemelle e l’America è entrata in guerra portando con sé mezza europa.
Un esempio funesto legato al nostro Paese è il terremoto in Friuli del 1976, catastrofico quasi quanto l’alluvione di Firenze del 1966 (anno non bisestile).

E’ anche grazie a questi esempi che si può attribuire a questa credenza una natura non scientifica ma sociale: la paura è sociologicamente considerata una tradizione che si tramanda in famiglia, per questo motivo si pensa tutt’ora, in moltissime culture e famiglie, che siano anni sfortunati.

Ad alimentare, poi, le superstizioni, sono stati anche numerosi detti come ”anno bisesto anno funesto e triste quello che gli viene appresso”, oppure ”anno bisesto tutte le cose van di traverso”.

Dal punto di vista pratico, esiste una formula per capire se un anno è bisestile o meno: dividere l’anno scelto per 400. Se il risultato è un numero intero, l’anno è bisestile.
Giulio Cesare, senza volerlo, è stato geniale nello stabilire i giorni perchè è riuscito a “rimettere in regola” il calendario aggiungendo un giorno proprio quando l’anticipo accumulato raggiunge le 24 ore (6 ore l’anno, per quattro anni). L’anno solare (il tempo che la Terra impiega a fare un giro completo attorno al Sole) non è perfettamente divisibile in periodi di 24 ore: dura 365 giorni, 5 ore, 48 minuti, 46 secondi. Per risolvere questo automatico ritardo di tre giorni (che avverrebbe ogni 400 anni), gli anni divisibili per 100 sono considerati bisestili se e solo se sono divisibili anche per 400.

Dunque ogni 400 anni ci sono 3 anni bisestili in meno.

Torniamo ora ad analizzare in dettaglio i cambiamenti apportati da Giulio Cesare al calendario numano. Prima della sua ascesa al potere (49 a. C.), il calendario romano (numano, per la precisione). Per compensare la differenza con l’anno solare, veniva aggiunto un intero “mese intercalare“. Tra febbraio e marzo c’erano venti giorni circa. In teoria la regola prevedeva che a un anno da 355 giorni dovesse fare seguito uno da 377 giorni, a cui seguiva di nuovo uno da 355 e poi uno da 378, per poi ricominciare il ciclo. Alternandosi in questo modo, il calendario romano riusciva a essere più o meno in linea con quello solare.

In pratica però, dopo la caduta dell’Impero, le cose funzionavano malissimo. L’autorità che governava i calendari, il Pontefice Massimo, era una figura politica. Così molto spesso accadeva che il mese intercalare venisse accorciato o allungato, inserito o “dimenticato”.

Questo in base all’interesse dei Pontefici o dei suoi alleati. Se ad esempio il Pontefice Massimo aveva convenienza a ritardare un’elezione prevista per marzo, poteva inserire dopo febbraio un mese intercalare insolitamente lungo. La situazione era estremamente caotica e Cesare cercò di risolverla, come raccontato sopra.

Una curiosità: secondo una tradizione di origini anglosassoni, il 29 febbraio sono le donne a chiedere la mano del fidanzato (e non viceversa). Questo giorno fu scelto da San Patrizio, patrono del Paese, su insistente richiesta di Santa Brigida.

Tra l’altro, gli uomini che dovessero ricevere la temuta domanda il 29 febbraio non possono rispondere no a cuor leggero. Questo per via di un’altra leggenda. La regina Margaret di Scozia, sul finire del 1200, aveva stabilito per legge che gli uomini che rifiutavano la proposta del 29 febbraio dovessero pagare una multa. Questo perché anticamente il 29 febbraio non era accettato dal calendario inglese, quindi “non esisteva“, perciò ogni cosa eseguita in quella data contravveniva alla legge.

Attualmente, l’uomo che rifiuta una proposta il 29 febbraio deve regalare alla donna, sempre per tradizione, guanti o vestiti.

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