Perde l’amore della sua vita, ma non la capacità di amare

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Perde l’amore della sua vita, ma non la capacità di amare

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La signora Jerri McCutcheon era molto addolorata per la perdita del suo chihuahua Bandi, ma con l'aiuto della nipote ha ritrovato la voglia di donare amore.

Jerri McCutcheon è una donna di 73 anni. Per undici anni ha avuto un legame molto stretto di vero amore con il suo chihuahua Bandi. Purtroppo, come quasi tutti gli altri cani avuti dalla signora Jerri, Bandi è morto. La donna quindi è caduta in un terribile stato di depressione.

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Anche se ha attraversato alcuni momenti piuttosto difficili dopo la morte del piccolo Bandi, Jerri ha deciso di tentare di riprendersi. Si è quindi recata in un rifugio di animali locali in Montana. È stata una decisione difficile. Sua nipote aveva insistito per settimane affinché lei trovasse un sostituto emotivo per il cagnolino scomparso. Ma Jerri era stata risoluta e aveva sostenuto fino a quel momento che per lei era impossibile trovare un altro cucciolo come Bandi.

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In breve tempo, però, la signora McCutcheon si rese conto che sua nipote aveva ragione. Fu allora che incontrò Minnie, una cagnolina quasi identica a Bandi. La cucciola era rimasta al rifugio per mesi senza che nessuno fosse interessato ad adottarla.

La vita ha deciso di dare una seconda possibilità d’amore a entrambi, sia a Minnie che a Jerri. Ora staranno insieme per il resto della loro vita, per quanto tempo essa potrà durare per entrambe.

Amore e animali: il perfetto connubio nella pet teraphy

È ormai genericamente riconosciuto che la compagnia degli amici a quattro zampe sia molto positiva per bambini e anziani con problemi di salute. Con il termine pet therapy, o anche zooterapia, si intende infatti una vera e propria terapia, basata sull’interazione tra uomo e animale. La cura integra, rafforza e coadiuva le terapie tradizionali e può essere impiegata su pazienti affetti da patologie. Portando a miglioramenti considerevoli nel comportamento, oltre che negli aspetti fisici, cognitivi, psicosociali ed emotivi.

La pet therapy non è quindi una terapia a sé, ma una co-terapia che si affianca alla terapia tradizionale in corso. Lo scopo è quello di facilitare l’approccio medico e terapeutico delle diverse figure mediche e riabilitative.

In special modo nei casi in cui il paziente non dimostra una collaborazione spontanea. La presenza di un animale vicino al paziente permette in molti casi di consolidare il rapporto emotivo.

Fu lo psichiatra infantile Boris Levinson a rendere pubbliche per la prima volta, intorno al 1960, le sue teorie relative ai benefici della compagnia degli animali. Egli stesso applicò questa terapia nella cura dei suoi pazienti. Nel 1997 venne fondata in Australia la Delta Society. La società si occupa di studiare gli effetti terapeutici legati alla compagnia degli animali. La pet therapy solo recentemente ha ottenuto il giusto riconoscimento. Al momento trova un’ampia applicazione in diversi settori sociali e assistenziali, tra i quali case di riposo, ospedali e comunità di recupero.

Le figure professionali che si occupano di pet therapy devono possedere una preparazione adeguata. Devono infatti conoscere le caratteristiche generali degli animali coinvolti nella terapia. L’intervento degli enti pubblici, come le università e gli enti sanitari regionali, sono al giorno d’oggi l’unico modo per permettere una formazione il più possibile uniforme e accessibile dal punto di vista economico. In questo modo è possibile abbattere in parte gli alti costi della macchina organizzativa e burocratica legata alla pet therapy.

[fonte: Wikipedia]

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