Perdono o vendetta?

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Perdono o vendetta?

Il comportamento vendicativo è una reazione innata e spontanea -di fatti è biologicamente presente non solo nell’uomo ma anche in diversi primati- e consiste nel voler infliggere una sofferenza all’altro dopo che questo ci ha resi vittime di un torto, di un’ingiustizia o di un’offesa, a seguito delle emozioni negative di rabbia e risentimento che inevitabilmente proviamo.

Tuttavia in questo caso bisogna riconoscere che ciò che ci viene istintivo e naturale fare non è ciò che realmente contribuisce al nostro benessere. Questo perché la vendetta e la volontà di rivalsa, contrariamente a quanto si possa pensare, non portano ad un effettivo risarcimento del danno subito: non solo non alleviano il dolore provato, ma non ci aiutano neanche a superare l’esperienza negativa poiché, al contrario, restiamo ancorati a quell’evento continuando a pensare e ripensare a come farla pagare a chi ci ha feriti, alimentando ulteriormente le emozioni negative sperimentate (rabbia, risentimento, ostilità). E c’è dell’altro.

Anche qualora ci vendicassimo, questo gesto potrebbe portare con sé ulteriori conseguenze negative: non solo la vittima non si sentirà mai ripagata come avrebbe desiderato ma si entra anche in una nuova spirale di emozioni negative come senso di colpa, vergogna o imbarazzo, alimentando ulteriormente la sofferenza psicologica. Senza calcolare che quello che inizialmente era l’aggressore diventerebbe a sua volta vittima, rischiando così di innescare un circolo vizioso senza fine.

Dunque il modo migliore di agire quando ci sentiamo vittime di un’ingiustizia è senza dubbio il perdono. Perdonare non vuol dire negare, minimizzare, scusare l’altro o dimenticare, ma vuol dire mettere in atto un lungo e complesso processo di elaborazione dell’evento negativo subito, col fine di trasformare le emozioni negative come rabbia ed ostilità in emozioni positive come empatia, compassione e benevolenza.

Diverse ricerche dimostrano come il perdono (rivolto sia verso gli altri che verso se stessi) abbia degli effetti benefici sulla salute sia mentale che fisica: sarebbe associato a minori livelli di rimuginio e ruminazione, ansia, depressione, ideazione paranoide e ad un minore senso di inferiorità e inadeguatezza.

Inoltre ridurrebbe il rischio di malattie cardiovascolari e disturbi gastrointestinali (al contrario più probabili in chi prova a lungo attivazione fisiologica inevitabilmente causata dai sentimenti negativi di rabbia e risentimento).

Quindi in conclusione sapere perdonare, seppur sia difficile e richieda senza dubbio un impegno notevole, potrebbe essere un mezzo per favorire il benessere psicologico, riducendo la spirale di emozioni negative che intervengono quando si subisce un torto, che purtroppo non aiutano a superare in modo positivo l’ingiustizia subita e che al contrario peggiorano la salute psico-fisica.

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