Esclusiva: Perla Genovesi torna in politica

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Esclusiva: Perla Genovesi torna in politica

Una vita ai confini della realtà, quella di Perla, che ricorda vagamente “Viaggio al termine del notte”, capolavoro di Celine, in cui il personaggio principale viene tradito dalle istituzioni.
Garantista convinta, per un breve periodo della sua vita è stata informatrice e collaboratrice dei carabinieri e della mobile di Parma e in seguito accusata malauguratamente di essere una narco-trafficante, Perla è stata appena nominata Coordinatrice Lombardo-Emiliana del nuovo Movimento Liberale Antiproibizionista.
E ancora, ex militante e confidente dell’ex Ministro alla pubblica Amministrazione Renato Brunetta, amica dell’ex coordinatore del PdL Sandro Bondi e di Ignazio La Russa, ha svolto campagne elettorali anche per il Nuovo PSI.
Ma ora che Perla Genovesi è entrata nel Movimento Liberale Antiproibizionista, si impegnerà a portare avanti tante battaglie, anche se porta in sé ancora molti ossimori e misteri da svelare.

– Il primo punto che vogliamo chiarire è riguardo a tutto quello che si è scritto su di lei:
“Intanto iniziamo dicendo che le accuse formulate contro di me sono infondate, in quanto basate solo su conversazioni telefoniche.
Venni accostata alla presunta banda dei Palermitani perché il presunto capo, a mio avviso, era evidentemente invaghito di me”.

– Parliamo delle indagini a Palermo, sul traffico di stupefacenti tra Spagna e Italia.

In che forma hai collaborato in queste indagini?
“Avevo lavorato come informatrice per la questura di parma e i magistrati non furono informati, proprio con l’intento di tutelarmi.
L’ispettore della questura infatti, sotto mia richiesta, non aveva informato la magistratura del mio ruolo. Ma non essendoci nessun indagato di Parma tra le persone coinvolte, trovarono così un escamotage per aprire le indagini”.

– Di quale escamotage stiamo parlando?
“Faccio una premessa: nelle indagini, a suo tempo, gli indagati erano tutti di competenza territoriale di Palermo, tranne la sottoscritta.
Quindi la questura di Parma, per aprire un’indagine, aveva bisogno di un indagato di Parma.
L’escamotage fu proprio quello di mettermi sotto controllo, così da poter aprire le indagini territorialmente, per arrivare in questo modo ai palermitani attraverso di me.
E’ stato sottovalutato, però, che potessero espormi a indagini da parte della procura di Palermo. Infatti, a distanza di più di cinque anni, col senno di poi, quando i magistrati hanno ascoltato le intercettazioni, hanno emesso anche per me un mandato di cattura Internazionale”.

– La mobile di Parma ha confermato che hai lavorato per loro, giusto?
“La squadra mobile di Parma ha confermato che fossi un’informatrice, ma non poteva confermare tutta la storia, essendoci dei vizi procedurali”.

– Vuoi dire che le forze dell’ordine si trovano con i bastoni tra le ruote?
“Sto dicendo che giustificare tutto, confermando di non seguire sempre le procedure, non è così semplice per gli inquirenti.
Di conseguenza, per chiarire la mia posizione, ho richiesto una relazione di servizio della squadra mobile di parma, che invece ha delegato alla squadra mobile di Bologna la responsabilità dell’acquisizione dell’informazioni, non volendo probabilmente ammettere che ero stata io a fornire tutte le informazioni.
Le relazioni di Bologna confermavano che a fornire le informazioni a loro era stata la squadra mobile di Parma, dando così ragione a me, ma queste relazioni sono sparite”.

– Magari qualche dirigente ha paura che tu faccia dichiarazioni avventate.

Il tuo avvocato come si è mosso?
“Le squadre mobili hanno garantito al mio avvocato che questi documenti sarebbero stati ritrovati e siamo ancora in attesa.
Il fatto che io rischi una condanna per cose che non ho fatto, mi ha messo in una posizione di stallo: dovevo stare molto attenta a quello che dicevo.
Quando mi sono ritrovata attaccata dalla stampa, e ho letto cose che non avevo mai detto o fatto, non ho neanche potuto smentire nulla”.

– Perché non potevi smentire?
“Perché mi era stato proibito di parlare e se l’avessi fatto mi avrebbero sbattuto in carcere”.

– Adesso puoi far luce sulle questioni che ti avevano vietato di rivelare?
“Sì, posso e lo farò presto, per il momento mi limito a dirvi che in uno degli interrogatori mi veniva chiesto di fare luce su “un’organizzazione internazionale con il compito di far cadere i governi”. Le domande erano state fatte in relazione a una delle mie telefonate verso Arcore, in cui chiedevo un appuntamento che non ottenni per conto di una fonte che sosteneva di essere vicina ai Servizi Segreti Americani dell’amministrazione di Bush.
Questa fonte mi parlò di quali politici potessero aderire al progetto di far cadere il governo Prodi: venne fuori che Mastella era il punto debole e che avrebbero fatto cadere il governo tramite di lui.
Mi chiesero di poterli mettere in contatto con alcuni politici, in modo da poter sapere se qualcuno voleva aderire a quell’organizzazione, e questo accadde proprio un po’ di tempo prima che cadesse il governo Prodi.

Il governo, ovviamente, cadde proprio a causa di Mastella”.

– Sei riuscita ad andare a fondo sulla vicenda?

“Sulla questione specifica non andai a fondo, ma ricordo che si faceva riferimento a un sistema internazionale e a una piattaforma di controllo chiamata Echelon.
Ricordo che alcuni dei capi di questa Organizzazione fossero proprio in America”.

– Passiamo ad altro. Quali sono le battaglie che stai portando avanti?
“Combatterò, prima di tutto, per modificare la legge elettorale, tornando al voto di preferenza, e dimezzando il numero dei parlamentari.
Saremo noi a decidire chi ci governa e non i partiti”.

– Cos’altro?
“Ho intenzione di recuperare i detenuti, riqualificando la struttura carceraria con progetti socio-educativi. Aiuti alle famiglie tramite “reddito minimo garantito” e istruzione gratuita fino all’università.
Poi aspiro a una reale divisione dei tre poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario, rendendo “responsabili delle loro azioni” i protagonisti.
E tante altre battaglie che ho intenzione di combattere”.

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