Petrolio: primo passo di accordo a Doha ma il mercato resta incerto

I paesi Opec si sono incontrati a Doha per combattere il ribasso del mercato del petrolio

L’accordo a parole c’è stato, ma le difficoltà restano forti e si ripercuotono sul prezzo del greggio

L’INCONTRO – Il prezzo troppo basso del petrolio (anche in Italia la benzina è arrivata a livelli che non si raggiungevano da anni) sta facendo ammalare il mercato e a perderci rischiano di essere tutti. Per questo motivo nel meeting di Doha di pochi giorni fa si sono riuniti i ministri del petrolio di Qatar, Russia, Arabia Saudita e Venezuela, quattro tra i principali produttori di greggio. L’accordo di massima c’è stato: non aumentare la produzione per i prossimi mesi, mantenendo il prezzo costante. Il problema è che l’accordo potrà entrare in vigore soltanto se anche buona parte dei produttori di petrolio al momento non presenti aderiranno. Inutile negarlo, i convitati di pietra sono Iraq e Iran: soprattutto quest’ultimo, per recuperare il terreno perso per via delle  sanzioni economiche succedutesi negli anni, sta trattando grosse forniture con la bisognosa India e ha pronto, secondo il suo ministro degli esteri, un piano per l’aumento della produzione di greggio per i prossimi sei mesi.

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LE CONSEGUENZE – I mercati, per colpa di queste incertezze, continuano ad essere in fibrillazione e l’effetto Doha al momento è stato rapidamente superato dai nuovi ribassi del greggio. Dopo essersi impennati, infatti, oltre i 30 dollari al barie, i barili di petrolio hanno rivisto scendere il loro prezzo, nella giornata del 20 febbraio.

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Possibili interventi di Russia e America per sanare la situazione: dagli Stati Uniti è giunto uno stop alle trivelle che ne ha ridotto il numero ai livelli del 2009 e dalla Russia le istituzioni fanno sapere che si può bloccare la produzione di greggio senza grosse sofferenze sul mercato.

Basterà per la forte ripresa del mercato?

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