Più coraggio, maggiore risultato. Anche una manovra fiscale può ispirare soluzioni innovative - Imprese e sviluppo. - Notizie.it
Più coraggio, maggiore risultato. Anche una manovra fiscale può ispirare soluzioni innovative – Imprese e sviluppo
Economia

Più coraggio, maggiore risultato. Anche una manovra fiscale può ispirare soluzioni innovative – Imprese e sviluppo

E’ anche dal mondo della consulenza tributaria che qualche riflessione sulla manovra fiscale può assumere qualche significativo valore, per il solo e semplice fatto che la categoria giornalmente vive l’esperienza dell’intero mercato nazionale e conosce il mondo lavorativo, molto più dei politici. Proprio per questo, e senza peccare di arroganza alcuna, è possibile suggerire alcune soluzioni che prendono spunto da questa manovra e valutarne pregi e difetti. Partendo dal riordino della spesa sociale, dove è interessante l’attenzione posta su alcuni inter¬venti, nel presuppo¬sto della separazione del do¬vere fiscale da quello di assi¬stenza sociale, si ritiene necessario puntare a riqualificare ed integrare le pre¬stazioni socio assistenziali in favore dei soggetti autenti¬camente bisognosi, rivedendo gli indicatori di situa¬zione economica equivalente, con particolare attenzione al¬la composizione del nucleo fa¬miliare (quoziente familiare), provvedendo al riordino dei criteri, compresi quelli sulla reversibilità ed inva¬lidità per l’accesso alle prestazioni assistenziali. Sempre a supporto di una maggiore e coraggiosa azione di aumento delle imposte indirette contrapposte ad una diminuzione delle dirette, per difendersi dall’inflazione, si potrebbe fissare sull’Irpef, tra i principi generali dell’identifica¬zione, in funzione della soglia di povertà, un livello minimo personale escluso da impo¬sizione.

Una sorta di “no tax area”, già in parte sperimentata qualche anno fa’. Oppure incominciare ad affrontare seriamente per alcune categorie reddituali una flat tax, sull’esempio della recente cedolare secca sugli affitti. Questi regimi fiscali agevolati possono concentrarsi, come previsto dalla manovra, su natali¬tà, lavoro e giovani, mentre un regime differenziato di favore fiscale potrà essere riservato alla parte di retribuzione commisurata agli incrementi di efficienza ed ai risultati di impresa. Questa sarebbe veramente una soluzione da promuovere efficacemente nel sistema imprenditoriale italiano. Altro spunto che matura dalla riforma fiscale è il coraggio di agire sulle aliquote Iva. Operando bene e con logica, nonostante l’aumento delle aliquote Iva, si potrebbe anche non subire il tanto temuto indebolimento del potere di acquisto dei contribuenti, individuando una particolare combinazio¬ne vincente che, fermo restando invariato il vincolo del gettito, un possibile aumento dell’Iva sia poi bilanciato da una riduzione dei contributi sociali. Questa può essere una soluzione particolarmente effica¬ce in termini di crescita, definibile quasi come una sorta di deprezza¬mento fiscale, in un ambito, come quello dell’euro, in cui la mo¬neta non si può più svalutare e comporterebbe un recupero di competitività per le imprese esportatrici.

E questo è un punto fondamentale in un ambito di internazionalizzazione delle nostre imprese, poiché, se l’Iva si ap¬plica a tutti i beni, ma non all’export, che quindi non risente dell’aumento, la riduzione dei contributi sociali contribuisce ad abbattere i costi per tutti i be¬ni, compresi quelli esportati. Una scelta politica anche di forte fiscalizzazione degli oneri sociali può favorire un recu¬pero di competitività in assenza di svalutazione. L’efficacia di un’azione di recupero del gettito fiscale potrebbe sì allora concentrarsi sull’incremento delle aliquote Iva, accompagnate dalla riduzione del¬le aliquote delle imposte sui red¬diti delle persone fisiche, ma anche dalla riduzione dei contributi sociali. Tale strada permetterebbe di mantenere il potere di acquisto in quanto se è pur vero che l’Iva causa un incremento dei prezzi, dall’altro la riduzione dei contributi e dell’Irpef permette di mantenere maggiore liquidità. Si eviterebbe il problema inflazionistico e sarebbe persino un’operazione altrettanto effi¬cace nel promuovere la crescita.

Altro incentivo alle imprese, pensando anche all’ambito internazionale, potrebbe derivare dalla riforma sulle rendite finanziarie, proponendo, ad esempio, forme agevolative che permettano un’azione più incisiva a favore dell’economia, supportando ed incentivando la capitalizzazione delle PMI proponendo di pagare un’aliquota di imposta ridotta su quella parte di profitti imputabili alla normale remunerazione del capitale proprio, in modo tale che si tenderebbe a premiare le aziende che mantengono i profitti in azienda ed alimentando la spesa di ricerca e sviluppo, premiandole fiscalmente ed istruendole finanziariamente, perché, così agendo, ricorrono meno al debito di terzi, principalmente bancario, riducendo le riprese Ires ed Irap degli interessi passivi e costo del denaro, oltre che a migliorare i rating creditizi di Basilea 3. Si attuerebbe una forma incentivante di capitalizzazione delle imprese, permettendo una maggiore competitività nell’ambito del sistema europeo ed incentivando l’internazionalizzazione. Viceversa, una tale proposta favorisce l’attrazione in Italia di capitali internazionali che potrebbero beneficiare di una tassazione più vantaggiosa, in attesa che si attui la sburocratizzazione del nostro sistema ed in vista della piena attuazione dello Small Business Act.

Aspetto non eccezionale di questa manovra, dove forse un po’ più di coraggio assolutamente non guastava, tra le misure della manovra correttiva mirate allo sviluppo e non al contenimento del deficit, spicca la tassazione forfetaria al 5% per 5 anni per i giovani che iniziano un’attività imprenditoriale. Siamo certi che tale misura porti veramente tanta occupazione e Pil in più? Potrebbe anche esserci il serio problema che molti di quanti vogliono intraprendere un’attività lo facciano intestando le quote societarie a parenti più giovani, oppure che capitali investiti in aziende esistenti siano dirottati in quelle costituite apposta per beneficiare della bassa imposizione, facendole passare per nuove. Avremo allora una grande quantità di micro-imprese di cui l’Italia proprio non ha bisogno, perché, appunto, si rafforzerebbe la struttura gracile di quelle esistenti la cui debolezza rende il cosiddetto “sistema-Paese” sempre meno competitivo. Andrebbe anche considerato il proliferare di comportamenti fraudolenti tesi a creare false aziende giovanili che usufruiscano di benefici senza averne diritto.

Se si avesse maggiore coraggio, invece di pensare in piccolo, con provvedimenti di difficile amministrazione e dai benefici dubbi, si potrebbero esplicare più neutre e generali riduzioni fiscali e snellire la normativa e gli adempimenti burocratici. Qui si vede solo problema e si pensa di risolverlo con una leggina apposita, senza considerare che spesso è più il danno che il vantaggio. Bisogna osare di più: se si concedono queste tassazioni forfetarie si spinge l’azienda a non voler crescere per non pagare maggiori imposte e si continua a rimanere piccoli. Altro che internazionalizzazione. I danni collaterali sono enormi, non capendo che se le risorse sono allocate per volontà politica, invece che attraverso il mercato, si creano distorsioni ed inefficienze. Alla nostra economia non servono elemosine: una manovra, ben accetta o meno, è sempre ispiratrice di progetti e qualcosa di buono comunque lo si può estrapolare. Allora, più coraggio nelle scelte: riforma dell’Irpef; riduzione delle aliquote contributive per contrastare la tensione inflazionistica in concomitanza con l’aumento delle aliquote Iva; allargamento delle agevolazioni fiscali ad un più ampio bacino di mercato; incentivazione del venture capital a sostegno dell’impresa, promuovendo cioè fondi per sostenere la nascita e la crescita di Pmi con lo strumento dei fondi comuni di investimento, con agevolazioni fiscali sui proventi, incentivandone l’utilizzo da parte dei gestori; applicazione a tutti i settori della ritenuta fiscale facendo agire gli istituti bancari come sostituto d’imposta al fine di combattere efficacemente l’evasione fiscale e garantire la tracciabilità del denaro; riordino della spesa sociale; rivisitazione delle perdite fiscali a deducibilità limitata, anche se senza limitazioni temporali, perché limitare la deduzione delle perdite fiscali dopo un periodo di forte crisi economico-finanziaria come quella di questi anni lascia abbastanza perplessi e non supporta certo la ripresa delle aziende, in modo particolare le piccole che sono state maggiormente colpite dal blocco operativo del mercato e che non hanno certo goduto degli ammortizzatori sociali di cui hanno beneficiato le grandi.

Insomma, con un po’ più di coraggio e maggiore azione di responsabilità da parte di tutti e con una coesione generale della società, la ripresa di questo nostro sistema-Paese non è proprio così impossibile. Perché il maggior coraggio spesso porta a maggior successo e a migliori risultati. E questo le imprese lo sanno, da sempre. Basta ascoltarle.

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