Più di mille giovedì COMMENTA  

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Giovedì 9, il sole illumina la Casa Rosada e il bianco monumento al centro di Plaza de Mayo. “Le madri” hanno terminato di camminare. Un altro giovedì, il primo di questo novembre 2000. “Ni olvido, ni perdon”. Torno al luogo dell’inizio. Qui dove la risolutezza di Carmen, di Azucena, di
Isabel, di Hebe e delle centinaia di altre madri ha scritto una storia inimmaginabile per la sua straordinarietà, per il coraggio e la crudeltà che ne
segnano i confini. Oggi Plaza de Mayo è apparentemente una piazza come un’altra di una grande città. I bambini sommersi dai piccioni, i genitori che scattano fotografie. Se guardi in terra però vedi disegnati i “pañuelos”, i foulards bianchi che sono diventati il simbolo delle “madres”. Senti allora il devastante senso del dolore, senti e capisci come soltanto tramutando quella disperazione in lotta queste donne abbiano potuto
ridare un senso alla loro esistenza. Capisci e desideri che la giustizia annulli il peso della sofferenza. Loro non desistono perché sanno che non deve accadere il silenzio. Ecco perché abbiamo unito alla loro voce la nostra, perché in ogni dolore, in ogni ingiustizia nulla è più devastante del silenzio. Non c’è sutura nella dimenticanza. Tornando qui capisco come abbiamo imparato ad ascoltare il dolore, come abbiamo acquisito il dovere del coraggio traendone una enorme lezione. Da quel momento, giorno dopo giorno, togliendo al nostro mestiere il trucco del teatro, abbiamo

Massimo Carlotto è nato a Padova nel 1956. E’ autore de Il fuggiasco, Arrivederci amore, ciao,: La verità dell’Alligatore, Nessuna cortesia all’uscita, Il corriere colombiano, L’oscura immensità della morte, Niente più niente al mondo, Terra della mia anima, Le Irregolari – Buenos Aires Horror Tour. Proprio in questo romanzo scritto nel 1998 il protagonista scopre l’esistenza di un ramo della sua famiglia duramente perseguitato dai militari durante la dittatura argentina che lo costringe ad entrare nel mondo dei famigliari delle vittime, in particolare le nonne e le madri di Plaza de Mayo facendogli scoprire una storia al femminile, unica e straordinaria, fatta di amore, dolore e coraggio. Un
testo basato su fatti e personaggi assolutamente veri che ha raccontato per la prima volta in Italia, in modo completo, documentato e rigoroso la metodologia della desaparición, i campi di concentramento clandestini, i bambini trattati come bottino di guerra: un incubo nell’incubo, la verità sul ruolo della chiesa cattolica, le connessioni e le coperture internazionali. Ad Annapaola Bardelon il compito di interpretare attraverso un intenso monologo una storia collettiva e di solitudine al tempo stesso imparato a rappresentare la vita.


 

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