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Pong: The Video Game that Made Me a Gamer
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Pong: The Video Game that Made Me a Gamer


Era il 1979 e mia sorella arrivò a casa con una scatola, che entusiasmò mio fratello, il quale aprì la scatola, ne prese il contenuto e inizio subito a collegare qualcosa al televisore in bianco e nero da 13 pollici. Nel frattempo, ho letto a voce alta le parole nella scatola: Coleco Telstar Colortron. Ho continuato a leggere finché una serie di rumori forti non mi ha interrotto: Beep, beep, beep” e quando ho guardato sullo schermo l’ho visto: Pong.

Quello che mia sorella aveva portato a casa era l’ultima moda all’epoca: Era una console di gioco che si poteva collegare al televisore e vi permetteva di giocare a quattro videogiochi: Handball, Hockey, Jai Alai e Tennis. Il gioco del tennis era stato reso disponibile anche da altre compagnie all’epoca. Il gioco consisteva semplicemente in due sbarre su ciascun lato dello schermo, che si muovevano su e giù ed erano controllate dalla console.

L’obiettivo del gioco era quello di colpire la palla che si muoveva da una parte all’altra dello schermo con la vostra sbarra e farla mancare al vostro avversario. Il primo che totalizzava 10 punti vinceva.

Per quanto semplice sembrasse il gioco, mi ha subito catturato. Mi ricordo che giocai fino a tarda notte con mio fratello quel giorno. Durante il fine-settimana, giocavo contro mio fratello, le mie sorelle e io giocavamo perfino su entrambi i lati dello schermo, quando non c’era nessun altro con cui giocare. L’impressione che mi ha fatto quel videogioco non è molto diversa da quella che un bambino di oggi prova davanti al videogioco del momento. All’epoca, la semplice grafica di quel gioco era considerata la migliore sul mercato. Acquistammo anche l’ultimo modello di console, dal momento che era a colori, anche se non importava granché, dato che il nostro televisore era in bianco e nero.

Tutto che posso dirvi è che devo aver passato migliaia di ore a quella console.

A parte il giocare, ricordo che la soddisfazione più grande che ho provato, è stato il senso di controllo che mi dava. Da bambino, i genitori controllano tutto quello che fate, ma se state giocando a un videogioco, avete il controllo totale su ciò che accade. Forse è questo che mi ha reso dipendente da quel gioco. Circa due anni dopo, ho ricevuto un Atari 2600 con un gioco chiamato Space Invaders con il quale avevo una certa familiarità. Lo conoscevo già, perché ci avevo giocato nelle sale giochi, ma non ero molto coinvolto, così trascorrevo la maggior parte del tempo a giocare a Pong, mentre l’Atari 2600 prendeva un bel po’ di polvere. Poi, un paio di mesi più tardi, mio fratello ha portate un gioco intitolato “Asteroids” per l’Atari 2600 e, per quanto ricordi, non ho mai più giocato con la Coleco.

Da allora, ho avuto la maggior parte delle console e i giochi più famosi.

Oggi ho la PlayStation 3, la Xbox 360, un Nintendo DS e una PSP a casa. Ho giochi per tutte le console e continuo a giocare di tanto in tanto, perché per me è come una sorta di terapia per rilassarmi. Alcune persone hanno lo Yoga, altri fanno meditazione, io ho i miei videogiochi. Ogni volta che mi siedo davanti al televisore per giocare, mi ricordo sempre da dove è partito tutto ciò: da Pong e il so indimenticabile “Beep, beep, beep…”

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