Poste Italiane, via alla privatizzazione: ecco come funziona COMMENTA  

Poste Italiane, via alla privatizzazione: ecco come funziona COMMENTA  

È iniziata il 12 ottobre la prima fase della parziale privatizzazione delle Poste Italiane con la vendita di azioni a dipendenti, investitori e generici risparmiatori.

Fino al 22 ottobre, le Poste Italiane metteranno in vendita un blocco di azioni per un valore corrispondente a poco meno del 40% del totale, mentre la rimanente parte (60%, maggioranza assoluta) rimarrà comunque nelle mani del ministero delle Finanze.


In questi casi, si parte con la cosiddetta IPO, acronimo per Initial Public Offering, ovvero l’Offerta Pubblica Iniziale, in base alla quale viene stabilito un valore di partenza delle azioni, in questo caso fra i 6 e i 7.5 euro ciascuna.


In prima battuta si immetteranno sul mercato circa 450 milioni di azioni, corrispondenti al 34.7% del capitale della società. Si prevede che la gran parte delle azioni (attorno al 70%) sarà venduto a grossi investitori come le banche, mentre la rimanente parte rimarrà ai risparmiatori.


In seconda battuta, qualora il prezzo delle azioni dovesse salire troppo, si immetteranno sul mercato ulteriori 40 milioni circa di cedole, in maniera da calmierare il valore (è un’operazione che può essere concordata con l’intermediario che si occupa della vendita, anche in questo caso una banca, ad esempio, e che si chiama opzione “greenshoe”).

I pacchetti in vendita sono da 500 azioni, per un valore complessivo fra i 3000 e i 3750 euro. I soli dipendenti delle Poste Italiane hanno la possibilità di acquistare blocchi più piccoli da sole 50 azioni (fino ad un tetto complessivo di 14.9 milioni di azioni).

L’operazione dovrebbe fruttare al ministero delle Finanze introiti per un totale fra i 2.7 e i 3.7 miliardi di euro.

L'articolo prosegue subito dopo


Si tratta di fatto della più grossa privatizzazione mai realizzata in Italia dai tempi dell’Enel (1999), anche se, in questo caso, l’operazione riguarda meno della metà dell’effettivo valore totale della società.

L’anno prossimo dovrebbe toccare all’ENAV e poi alle Ferrovie dello Stato.

Leggi anche

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*