PPP. Pasolini, un segreto italiano
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PPP. Pasolini, un segreto italiano

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In libreria il nuovo romanzo-inchiesta di Carlo Lucarelli sugli ultimi giorni di Pasolini.

Il 2 novembre si compiono 40 anni della sua morte ad Ostia.

A quarant’anni dalla morte di uno dei più grandi artisti ed intellettuali europei del XX secolo, lo scrittore e giornalista Carlo Lucarelli racconta gli ultimi giorni di Pier Paolo Pasolini e gli anni più violenti della storia recente d’Italia in PPP. Pasolini, un segreto italiano, edito da Rizzoli, un romanzo-inchiesta necessario -ma, allo stesso tempo, un libro intimo- in cui fa i conti con se stesso e con la sua generazione, riflettendo su cosa significhi essere intellettuale dopo la scomparsa del genio bolognese.

Nella notte tra il primo ed il 2 novembre 1975 il corpo di Pasolini venne trovato da una donna verso le 7 del mattino sulla spiaggia dell’Idroscalo di Ostia. Sfigurato, percosso e travolto dalla sua stessa auto. Fu l’amico Ninetto Davoli a riconoscerlo.

Poche ore dopo tutti i giornali sbatterono quella fotografia atroce in prima pagina, davanti alla quale un Lucarelli appena quindicenne rimase sconvolto. All’inizio del libro il giornalista scrive: “A volte basta una semplice fotografia per capire immediatamente che una vicenda criminale diventerà e resterà un mistero”, ma poi, man mano che avanza il racconto, sostitusce il sostantivo “mistero” con un altro sostantivo, molto più diverso di quanto potesse sembrare, “segreto”. Perché?

All’epoca l’omicidio fu attribuito dalla giustizia ad un “ragazzo di vita”, il diciassettenne Giuseppe Pelosi detto “la rana”, abbordato dal poeta al bar Gambrinus a Piazza dei Cinquecento, nei pressi della stazione Termini, ed il caso venne chiuso perché ritenuto uno dei tanti “incidenti” violenti tipici dell’ambiente omosessuale, ma intorno al quale girano ancora teorie complottistiche e dubbi più che ragionevoli. Cos’è successo a Pasolini nelle ultime ore di vita? Come ha fatto un ragazzo di sessanta chili, che quando viene arrestato dai carabinieri alla guida dell’auto del poeta ha soltanto due macchioline di sangue sui vestiti ed una piccola escoriazione sul viso, a massacrarlo da solo?

Nel suo racconto Lucarelli mette in luce il Pasolini osservatore attento dei cambiamenti della società italiana e le forti polemiche che suscitò per la radicalità dei suoi giudizi nei confronti della quotidianità borghesa, cercando di rispondere a queste domande attraverso una rete di testimonianze inedite, analisi storico-politiche, ricordi e riflessioni private.

Il protagonista di questo romanzo-inchiesta è il Pasolini più civile, quello scomodo che aveva scosso le coscienze di molte persone, “lo stesso che confessò di sapere e che fu assassinato”.

Per il giornalista ciò che rimane una volta smontata la versione ufficiale è la consapevoleza di trovarci davanti ad un “segreto italiano” perché tutto quello che ancora non sappiamo “sta nella mente di qualcuno che non parla”. L’assassinio di Pier Paolo Pasolini è stato un delitto politico, Lucarelli non ne ha dubbi. “Tante, troppe cose non tornano in questa storia. È così che muore un poeta?”.

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