Predisposizione Alzheimer: come capire se ce l’hai

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Predisposizione Alzheimer: come capire se ce l’hai

Predire la possibile comparsa del morbo di Alzheimer-Perusini? E’ possibile, uno studio scientifico ha individuato un gruppo di proteine, le cui modificazioni determinano in largo anticipo se la demenza senile si svilupperà

Il morbo di Alzheimer-Perusini è una patologia degenerativa, una forma di demenza senile che cagiona problemi di perdita di memoria, di difficoltà nell’esprimersi e nel ragionare logicamente. Il morbo di Alzheimer è una malattia progressiva che comporta un peggioramento del paziente malato nel corso del tempo; i sintomi di demenza senile peggiorano gradualmente in un certo lasso di tempo. Nelle sue fasi iniziali, la perdita di memoria è “a macchie di leopardo”, con il passare del tempo in fase avanzata, i pazienti perdono la capacità di fare una conversazione e di reagire nel loro ambiente. La patologia di Alzheimer rappresenta la sesta causa di decesso negli Stati Uniti e chi soffre del morbo di Alzheimer vive in media dieci anni dopo che i sintomi si manifestano e diventano palesi; la sopravvivenza può variare a seconda dell’età e di altre condizioni di salute del paziente.

Attualmente non ci sono cure che riescano a guarire definitivamente un malato di Alzheimer, tuttavia è possibile con trattamenti curativi e farmacologici, migliorare la qualità della vita e sopravvivere più a lungo.

I sintomi che rendono palesi e conclamati il morbo di Alzheimer-Perusini sono ascrivibili alla perdita della capacità di ragionare, di ricordare gli avvenimenti recenti, di sentirsi confuso e di perdere l’utilizzo della parola e dei movimenti fisici, con l’avanzare nella patologia, fino ad indurre il soggetto in uno stato di auto-isolamento.

Un semplice esame e test del sangue può essere di grande ausilio per scoprire in anticipo se i piccoli disturbi di memoria sono sintomi di un normale processo di invecchiamento o si possono trasformare ed evolvere nel morbo di Alzheimer. Uno degli aspetti più caratteristici e peculiari della manifestazione della malattia è proprio la difficoltà nell’individuare con certezza i primi segnali d’allarme. Grazie ad una nuova ricerca scientifica pubblicata su Nature Medicine un gruppo di ricercatori internazionali, in particolare dell’Università americana di Stanford, ha identificato un gruppo ristretto di proteine che consentono di predire con un grado di bontà del 90% se una persona svilupperà o meno la malattia.

Per i ricercatori il test che riesce a predire le modificazioni del ceppo di proteine è in grado di determinare se la malattia di Alzheimer si svilupperà nei successivi anni, in anticipo rispetto alla comparsa dei sintomi più allarmanti.

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