Presidente Bundesbank: dalla Germania nessun aiuto alla crescita Ue COMMENTA  

Presidente Bundesbank: dalla Germania nessun aiuto alla crescita Ue COMMENTA  

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Ingenuo pensare che la Germania possa aiutare la crescita dell’Ue. A dirlo il presidente della Bundesbank in un’intervista alla Stampa.

Dalla Germania non possono arrivare aiuti decisivi per la crescita dell’economia nell’Unione Europea. E’ quanto ha sostenuto il presidente della Bundesbank Jens Weidmann nel corso di un’intervista al quotidiano La Stampa. Secondo alcune anticipazioni diffuse dall’agenzia Ansa, Weidmann si sarebbe espresso in modo dubbioso circa la possibilità che il rilancio degli investimenti pubblici da parte del governo tedesco possa incidere sul rilancio dell’economia europea.


“L’idea che la Germania possa dare una spinta alla congiuntura europea attraverso un programma di investimenti pubblici è ingenua”, ha dichiarato il presidente della Bundesbank. Jens Weidmann ha toccato anche altri temi mostrando un estremo pragmatismo.


Giusto non rilanciare sulla politica monetaria, necessario fare chiarezza quanto prima sulla Brexit

Per quanto concerne la Bce, Weidmann ha dichiarato di condividere il fatto che si sia deciso di non “rilanciare sul fronte della politica monetaria”, non essendoci alcuna effettiva ragione per procedere in tal senso.

“E’ previsto che il programma duri almeno fino a marzo 2017” ha spiegato Weidmann, “quello che succederà dopo lo discuteremo e decideremo sulla base dei dati di cui disporremo in quel momento.

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Tuttavia non dobbiamo ignorare i rischi di una politica monetaria ultraespansiva, tanto più grandi quanto più dura la fase dei bassi tassi di interesse”.

Il presidente della Bundesbank ha parlato anche dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, chiedendo che si faccia “chiarezza quanto prima”. “E’ indubbio che l’incertezza relativa al momento e alle modalità del divorzio pesino sull’economia”, la premessa di Weidmann, “per cui bisognerebbe far chiarezza quanto prima”. “I diritti di passporting” ha proseguito, “vengono automaticamente meno se la Gran Bretagna non dovesse restare nello spazio economico europeo. Nelle trattative la Ue non dovrebbe né stabilire una punizione esemplare, né creare un precedente che consenta a uno Stato di selezionare solo le parti che gli tornino più favorevoli”.

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