Presidenziali USA 2016, Hillary Clinton ancora giù nei sondaggi

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Presidenziali USA 2016, Hillary Clinton ancora giù nei sondaggi

Mancano 5 mesi alle primarie che definiranno i candidati repubblicano e democratico per la corsa alla Casa Bianca e, per ora, il palcoscenico è tutto per i sondaggi.
Soprattutto per il fatto che, stando a quanto da questi sondaggi emerge, tutti i pronostici si stanno rovesciando.
Mesi fa, la Casa Bianca sembrava la prossima certa dimora di Hillary Clinton, che aveva un vantaggio di almeno cinquanta punti in tutti i sondaggi interni al partito democratico, mentre, per parte repubblicana, nessun candidato era ancora emerso rispetto ai molti (diciassette) aspiranti.
Oggi, invece, tutto si è ribaltato.
Hillary Clinton è in profonda crisi, vittima di un’involuzione che sembra inarrestabile. Travolta dallo scandalo delle email (avrebbe usato un account privato quando era segretario di stato, fatto equiparato, dal giudice federale, a un attentato alla sicurezza nazionale), continua infatti a perdere punti, fino ad arrivare all’inaspettata situazione attuale in cui, in due stati (Iowa e New Hampshire), è stata superata dall’avversario Bernie Sanders.

Resta in vantaggio a livello nazionale, ma solo con il 40% in imminente calo, contro il 29% di Sanders.
Problema ulteriore, per il partito democratico, è proprio l’ascesa di Sanders, socialista puro e, per questo, poco gradito ai vertici DEM che, quindi, stanno pensando a varie alternative: da Joe Biden, di cui si parla ormai da settimane, a John Kerry, attuale segretario di stato, all’ex vice di Bill Clinton, Al Gore.
Non esenti da grattacapi sono pure i repubblicani, che, partiti con un’ampia rosa di candidati (i governatori o ex governatori Jeb Bush e Scott Walker, John Kasich e Chris Christie, i senatori Marco Rubio, Rand Paul e Ted Cruz, fra gli altri), si ritrovano oggi con Donald Trump davanti a tutti.
Il super miliardario un po’ sbruffone che ama la provocazione sta raccogliendo consensi sempre crescenti, fino a raggiungere l’attuale 32%, con un +8% rispetto all’ultima rilevazione.
Non se lo aspettava nessuno, ma l’ascesa di Trump è un fatto al quale i repubblicani si stanno ormai abituando, tanto da chiedere un giuramento di fedeltà solenne al partito al diretto interessato, dopo che quest’ultimo aveva minacciato di correre da indipendente, se ostacolato.
Come detto, alle primarie mancano cinque mesi, quindi la situazione potrà cambiare ancora molto.

Di sicuro, quelli che al momento sono i candidati in ascesa non sono quelli preferiti dai partiti, né dai repubblicani, né dai democratici.

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