PrezzoFelice: come funzionava il portale COMMENTA  

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PrezzoFelice

Uno sguardo – purtroppo retrospettivo – al funzionamento del portale PrezzoFelice.

La storia di PrezzoFelice ha avuto un decorso piuttosto mesto per i proprietari della società (che per il quaranta per cento delle sue quote apparteneva ai figli di secondo letto di Silvio Berlusconi), anche se non ha comportato un reale pericolo per l’azienda di famiglia, ancora sotto il controllo dell’anziano patriarca. Il fallimento della società, concretizzatosi verso la metà del 2014, ha tuttavia messo fine al miraggio – o all’ambizione smisurata, a seconda dei punti di vista – di creare dal nulla una start up di proporzioni internazionali, in grado di competere sullo stesso terreno, e agli stessi livelli (leggasi: con un volume adeguato di affari), con le ammiraglie dei grandi centri di consumo mondiale (Stati Uniti, Cina, India, Russia). La risposta italiana a Groupon è stata di fatto spazzata via da alcune scelte non del tutto adeguate, in particolare, a quanto ci raccontano le cronache dell’epoca, per quanto riguarda le strategie aziendali riferite al mercato degli smartphone e degli altri prodotti elettronici. Nello specifico, la scelta di offrire prodotti afferenti a tale settore a prezzi stracciati, con un margine di guadagno praticamente inesistente, a quanto pare è risultata fatale, e il portale era stato costretto a chiudere i battenti: fondata da Raffaele Giovine, PrezzoFelice era sul mercato da appena quattro anni, essendo stata fondata nel 2010.

Un peccato – al di là della maggiore o minore simpatia che si può provare per la dinastia Berlusconi e i suoi affiliati -, perché il funzionamento di PrezzoFelice era tanto facile quanto familiare, almeno a coloro che avevano maturato un minimo di dimestichezza con Groupon.

Si trattava, in sostanza, di creare un account sul portale con una email e una password, per avere la possibilità di monitorare le offerte. Nel momento in cui uno dei negozi affiliati avesse messo un’inserzione ritenuta interessante dall’utente, quest’ultimo non doveva fare altro che prenotare l’acquisto, attendere l’invio del relativo coupon via email, e infine presentarsi con lo stesso presso l’esercizio commerciale presso il quale è custodita la merce.

Proprio all’esercente era demandato il compito di obliterare il coupon, per terminare la transazione “a tre”.

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