Primi mesi del 2012 altalenanti per l’avicoltura: bene le uova, male le carni COMMENTA  

Primi mesi del 2012 altalenanti per l’avicoltura: bene le uova, male le carni COMMENTA  

I primi mesi del 2012 hanno riservato un trend di mercato altalenante per l’avicoltura della Granda. “Da un lato il calo di produzione di uova, dovuto in parte all’adeguamento degli allevamenti di galline ovaiole imposto dalle normative europee, ha permesso alle aziende di aumentare le quotazioni di mercato, dall’altro si registra un momento perticolarmente difficile per le carni bianche, pollo su tutte” commenta Oreste Massimino, vicepresidente di Confagricoltura Cuneo e presidente regionale della sezione avicola dell’organizzazione agricola.

Di queste dinamiche si era avuto un “assaggio” già nel corso del 2011. Per quanto riguarda la produzione nazionale di uova si era assistito ad un calo, seppur non molto marcato, che aveva fatto attestare la produzione totale a 12 miliardi e 776 milioni, per un consumo medio per abitante pari a 206 uova, contro le 210 del 2010. Il prezzo, tuttavia, già a fine 2011 mostrava segni di ripresa (+0,4%) e da gennaio ad oggi ha registrato incrementi notevoli. Stessa cosa purtroppo non si può dire per le carni, dove l’aumento dei costi di produzione, dovuto essenzialmente al rialzo di soia e cereali, accompagnato ad un’offerta molto elevata non sta agevolando per nulla il comparto. Ed anche in questo caso le prime avvisaglie si erano avute già nel corso del 2011 che, seppur contraddistinto da una produzione sostanzialmente stabile, aveva fatto segnare costi in aumento in media del 3% (+3,6% per i polli, +2,29% per i tacchini e +2,83% per le faraone). Stando alle previsioni diffuse dall’Unione Nazionale dell’Avicoltura la nuova cresciata delle materie prime cerealicole continuerà almeno fino all’estate, mentre sul fronte della redditività si nutrono forti preoccupazioni circa la difficoltà a trasferire sui prezzi di vendita l’aumento dei costi di produzione.

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