Procura di Firenze: Bank of China accusata di riciclaggio COMMENTA  

Procura di Firenze: Bank of China accusata di riciclaggio COMMENTA  

Dalla Procura di Firenze è partita un’inchiesta sul traffico di enormi somme di denaro in uscita dall’Italia e dirette in Cina.

Sono quasi 300 gli indagati e l’ipotesi di reato comprende  il riciclaggio, l’evasione fiscale, il trasferimento fraudolento di valori all’estero e l’associazione a delinquere, in alcuni casi con l’aggravante della finalità mafiosa. A firmare la richiesta di rinvio a giudizio è stato il PM Giulio Monferini, le cui indagini sono riuscite a ricostruire un complesso sistema che consentiva l’invio di denaro ‘sporco’, frutto di attività illecite (vari reati doganali, contraffazione, semplice furto, appropriazione indebita), alla Cina, dove il collettore finale sarebbe rappresentato dalla Bank of China.


Tutto passava per la società bolognese Money2Money, ai cui sportelli venivano depositati grossi importi in contanti, che gli operatori trasferivano in oriente spacchettandoli in una miriade di piccole somme, ciascuna inferiore al minimo (1000 euro, secondo l’attuale normativa) in base al quale scattano i controlli antiriciclaggio.


L’ipotesi della Procura di Firenze è che, dalla Bank of China, non siano arrivate le doverose segnalazioni relative alle operazioni, che, secondo banale logica, avrebbero potuto e dovuto destare sospetto.


Secondo le valutazioni degli inquirenti, nel periodo in esame (fra il 2007 e il 2010), sarebbero usciti dall’Italia più di 4 miliardi di euro.

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