Profumo: cambiarlo o restare fedeli sempre allo stesso?

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Profumo: cambiarlo o restare fedeli sempre allo stesso?

Profumo: cambiarlo o restare fedeli sempre allo stesso?
Profumo: cambiarlo o restare fedeli sempre allo stesso?

Di fronte alle tentazioni e alle nuove fragranze, qual è la cosa più giusta da fare? Cambiare profumo o restare fedeli sempre allo stesso?

Non a caso parliamo di essenza. Ciò che lasciamo sulla nostra scia, ciò che applichiamo sul nostro collo, esprime qualcosa di noi. E quando cambiamo profumo? Siamo noi che cambiamo! Cosa dire allora sul nostro desiderio di cambiarne uno quasi ogni anno? In questo periodo, più di sessanta nuove fragranze saranno a nostra disposizione. Un record. Di conseguenza, mentre, una volta, le nostre madri restavano fedeli ad una fragranza per tutta la loro vita, noi balziamo da una bottiglia ad un’altra, dalla mattina alla sera, dall’inverno all’estate … Questo significa che non sappiamo più chi siamo? O che ci sentiamo libere di essere ciò che vogliamo, una serata tuberose e la mattina fiori blu? “Dobbiamo svincolare le donne da questo complesso, dobbiamo smetterla di dire loro che devono trovare il loro profumo come l’uomo della loro vita! assicura Francis Kurkdjian, autore di profumi leggendari come Le Male di Jean Paul Gaultier, dei profumi Elie Saab e quelli della sua casa.

Questa tendenza a portare un solo profumo si colloca a partire dall’inizio del secolo scorso, quando, nel 1920, uno stesso odore riuscì ad essere tecnicamente riprodotto, e le grandi case come Chanel sono riuscite a rendere i loro clienti vincolati, spiegando che una persona elegante deve avere la sua impronta olfattiva. Ma perché potremmo cambiare il taglio di capelli e non il profumo?

Cerchiamo allora di comprendere le ragioni di questo improvviso aumento di profumi che ci fanno girare la testa: “Negli anni ’90, con la nascita di profumi firmati Calvin Klein e altri marchi di prêt- à-porter o anche di marchi sportivi come Adidas, il profumo si è democratizzato. Dunque, Guerlain, Yves Saint Laurent e Chanel non potevano permettersi di lanciare una novità solo ogni cinque anni. Ora, per questo, assistiamo ad una gara: con meno tempo a disposizione per una vera e propria ricerca olfattiva e con il rischio di produrre odori molto simili.

A questo si aggiunge la presenza di un nuovo tipo di clientela, proveniente dal Golfo, estremamente colta in materia di profumi, che vuole creare le proprie miscele per avere la sua firma olfattiva personale … Capirete, così, questa ricchezza fenomenale di profumi : “Tutte le case di moda e di profumi hanno dovuto rispondere a questo fenomeno”.

Non credo che le donne siano diventate “infedeli“, spiega Françoise Donche, naso ed esperto di profumo di Givenchy, ma è certo che sono più curiose, più volubili, e, improvvisamente, marchi come il nostro hanno dovuto adattarsi a questa nuova domanda, offrendo maggiori possibilità”. Un’ altra analisi è quella di Louis Vuitton, che questo mese lancia una prima collezione di profumi attesissima: “Abbiamo deciso di lanciare non una, ma sette diverse fragranze, dice il direttore della sezione “profumi”, perché la donna moderna assume molteplici aspetti. Oggi la donna si autorizza a reinventarsi nella sua identità olfattiva. La vita di una donna è anche un viaggio nella fragranza.

In generale, quello che sta capitando è che le donne cambiano profumo in occasione di ogni nuovo evento importante della loro vita: l’adolescenza, l’arrivo all’università, la vita di coppia o la nascita del loro primo figlio. Le nostri sette fragranze offrono così tante possibilità che una donna potrà davvero scegliere quale riuscirà ad accompagnare i suoi cambiamenti di mentalità, l’affermazione di una nuova “me“.

Tuttavia, i primi 10 profumi più venduti, come Chanel n ° 5 o Shalimar di Guerlain, sono presenti da quasi cento anni. La maggior parte degli altri grandi successi contano già dei decenni: Miss Dior (1947); Opium di Yves Saint Laurent (1977); Angel di Thierry Mugler (1992). “Noterete che questi sono profumi molto pubblicizzati, analizza Vittorio Bizzozero (autore di “Che cosa rivelano i nostri odori. Codici di linguaggio olfattivo”, ed. Medicina e Igiene), psicoanalista e medico in neuroscienze specializzato in odorato.

La sua influenza è di fondamentale importanza.

Bisogna capire che quando si indossa un profumo è per se stessi, ma anche per gli altri. Così, quando si vede un’immagine che sembra invidiabile, si tende a voler adottarla acquistando il profumo rappresentata in essa. Ma a volte si resta delusi. È come quei cowboys che avevano acquistato il loro primo bagno e poi avevano chiamato il produttore e avevano chiesto dove fosse la ragazza che era dentro … nella pubblicità! Quindi cambiamo. Ma questo richiede la forza di liberarsi dell’immagine mediatica e chiederci chi siamo veramente, e non lasciare che accada un sequestro della sfera intima. Penso che in realtà, oggi più che mai, l’uomo sia alla ricerca di se stesso“.

Saremmo meno vittime della moda e sempre più orientate verso il desiderio di un “io” più autentico? “Questo è il paradosso, dice Francis Kurkdjian. Oggi, più un profumo è famoso, tanto più perde le sue clienti fedeli di una volta, perché tutte vogliono restare fuori dalla massa”. Da dove proviene il successo dei marchi più riservati come Frederic Malle, By Kilian o Le Labo che, offrendo delle fragranze più sofisticate e costose, creano una élite nel mondo della profumeria. “Dobbiamo essere in grado di conservare un nostro stile, mentre variano i piaceri” aggiunge Francis Kurkdjian. “Quando creo profumi, penso a un guardaroba. Mia madre amava Yves Saint Laurent. Lei aveva questo stile molto riconoscibile, ma poteva anche indossare un sahariana, un abito di piume o un tailleur. Oggi, le donne lavorano, hanno mille vite, e non si può chiedere loro di indossare Shalimar alle 8 del mattino per andare fare sport!” La Maison Francis Kurkdjian ha appena lanciato Petit Matin e Grand Soir, come due capitoli di uno stesso romanzo, due idee nuove dello stesso autore.

Più libertà … ma anche più ansia, sostengono alcuni. Molti nuovi profumi giocano sui ricordi, sugli odori dell’infanzia, del caramello, dello zucchero filato, su fragranze dolci e rassicuranti. In un’epoca afflitta da molteplici tensioni politiche, economiche, climatiche, la necessità di eventuali pilastri e di certezze sembrerebbe moltiplicarsi. “Quando si chiede alle persone qual è il primo odore che ricordano, dicono alla Maison Vuitton, è quasi sempre quello della loro madre. Non quello dell’erba tagliata o della torta di mele della domenica, ma quello materno”.

L’olfatto è molto vicino al nostro essere; questo è, probabilmente, il primo senso, insieme al tatto, ad essere sviluppato, nel grembo di nostra madre. “Il profumo, in qualsiasi modo esso venga utilizzato, è in realtà una forte manifestazione del nostro io, analizza Vittorio Bizzozero. Coloro che perdono il senso dell’olfatto hanno la sensazione che il mondo esterno diventi più aggressivi, non c’è più contatto tra loro e il loro ambiente, e questo li infastidice più facilmente. Ma credo vivamente che l’uomo abbia capito questa frase di Rimbaud, “Io è un altro“. Copernico fece una rivoluzione spiegando che la Terra gira intorno al sole e non viceversa. L’uomo moderno ne fa un’altra accettando che il suo io è molteplice!”. È sorprendente come un profumo può condurci così lontano… E già, anche così vicino.

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