Proposta Boeri, il piano di riforma delle pensioni bocciato dal governo

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Proposta Boeri, il piano di riforma delle pensioni bocciato dal governo

Se ne è parlato molto negli ultimi giorni, ma la bocciatura immediata da parte dell’esecutivo presieduto da Matteo Renzi ha in un certo senso messo subito a tacere la discussione sulla cosiddetta Proposta Boeri, il piano di riforma delle pensioni studiato da Tito Boeri, economista e attuale presidente dell’Inps.

Il nome ‘vero’, cioè quello ufficiale, della Proposta Boeri è “non per cassa, ma per equità” e consiste in una serie di misure per la garanzia del reddito minimo alla popolazione tramite manovre di uscita anticipata dal mondo del lavoro e di taglio alle pensioni esistenti.

Il primo punto riguarda proprio la flessibilità in uscita dal mondo del lavoro, che si dovrebbe concretizzare sulla base di requisiti relativi all’età minima (63 anni e 7 mesi) e alla durata della contribuzione (minimo 20 anni). La pensione anticipata comporterebbe una riduzione media dell’assegno mensile attorno al 10 per cento, scelta che garantirebbe di per sé un primo reperimento di coperture.

Fondamentale il discorso relativo al reddito minimo, definito Sia55, ovvero di un assegno mensile a partire da 500 euro per tutti i disoccupati iscritti alle liste di collocamento e proprietari al massimo dell’abitazione principale (cioè niente seconde case), con un reddito familiare al di sotto di specifici valori di soglia e con più di 55 anni di età.

Una misura, questa, che sposa alla perfezione una tendenza sempre più diffusa nel mercato del lavoro italiano (disoccupati oltre i 50 anni) e per la quale non esistono altre manovre o proposte di intervento.

E’ il capitolo relativo alle coperture, però, ad essere il più discusso, perché la proposta Boeri prevedrebbe di reperire i fondi tramite un taglio alle pensioni erogate in passato secondo i vecchi criteri (metodo retributivo) e superiori ai 3500 euro al mese. Questo in aggiunta ad una serie di misure per evitare l’erogazione di assegni alla parte di popolazione più ricca, realizzando anche in questo caso un taglio molto deciso.

La bocciatura della Proposta Boeri da parte del governo è stata comunque totale, senza possibilità di appello. “Alcuni correttivi proposti dall’INPS di Tito Boeri avevano un valore di equità” ha ammesso il presidente del Consiglio Matteo Renzi, “si sarebbe chiesto un contributo a chi ha avuto più di quanto versato”, ma, ha proseguito, “non mi è sembrato il momento: dobbiamo dare fiducia agli italiani.

Se metti le mani sulle pensioni di gente che prende 2.000 euro al mese, non è una manovra che dà serenità e fiducia. Per carità, magari è pure giusto a livello teorico. Ma la linea di questa legge è la fiducia, la fiducia, la fiducia. E, dunque, non si tagliano le pensioni”.

Dello stesso tenore il comunicato diffuso dal ministero del Lavoro la scorsa settimana, in cui si chiarisce che “si è deciso di rinviare perché quel piano (la Proposta Boeri, ndr), oltre a misure utili come la flessibilità in uscita, ne contiene altre che mettono le mani nel portafoglio a milioni di pensionati, con costi sociali non indifferenti e non equi”.

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