Prosegue il negoziato per il rilascio dei marò

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Prosegue il negoziato per il rilascio dei marò

Dopo aver riportato a casa Sandra Mariani, la lista degli italiani sequestrati si riduce a quota due. Le speranze dell’Unità di crisi sono ora tutte proiettate su Rossella Urru, la cooperante rapita in Algeria, e Giovanni Lo Porto catturato in Pakistan nella regione del Punjab. Intanto a Montecitorio affiora un primo retroscena: “pressing per riportare a casa i 18 membri dell’equipaggio della Enrico Ievoli – indiani compresi – in cambio di un’accelerazione di New Delhi sulla liberazione dei marò “.

Si è conclusa dopo quattro mesi l’odissea dei marinai del mercantile Enrico Ievoli, partito dagli Emirati Arabi Uniti il 27 dicembre scorso, direzione Mediterraneo, e assalito nel Golfo dell’Oman da alcuni pirati armati di kalashnikov e Rpg a bordo di un barchino. Un equipaggio di 18 uomini tra cui 6 nostri connazionali, e di cui non facevano parte i Nuclei militari di protezione: l’unità specializzata delle Forza Armate italiane creata nel 2011 come ulteriore misura di contrasto alla pirateria internazionale.

L’imbarco dei militari non era stato ritenuto necessario dalla stessa società armatrice, la napoletana Marnavi, fiduciosa del fatto che la nave fosse già coperta da un programma di scorta internazionale.

Invece, era stata proprio l’assenza dei “Nuclei” a bordo – notizia che era stata fatta circolare “con leggerezza” – a rendere il cargo vulnerabile e a far subire l’incursione armata. Da quel dicembre, la Ievoli è stata tenuta in ostaggio nelle acque della Somalia, le più pericolose e infestate dai pirati.

Dopo la liberazione della Mariani, già ieri sera in Farnesina l’ottimismo sembrava essere tornato a far da padrone. Voci di “una nuova possibile liberazione” erano rimbalzate dall’Unità di crisi a Palazzo Chigi, portando una ventata d’ossigeno a un esecutivo ultimamente sempre più minato dal giudizio dei partiti e dalla possibilità di un voto anticipato in autunno.

“Aldilà di una performance non proprio brillante del governo su alcuni provvedimenti”, spiega un deputato centrista “negli ultimi tempi l’esecutivo ha dovuto far fronte alle scosse impreviste e improvvise della politica estera”.

Prima la vicenda dei due marò, poi la fuga di notizie e la mancata conferma sul rilascio della Urru.

Infine il tragico esito del sequestro Lamolinara , l’ingegnere italiano rapito nel maggio scorso in Nigeria e rimasto ucciso durante un blitz delle teste di cuoio britanniche. Sono il pacchetto di “rogne oltreconfine” che, anche a causa dell’incessante starnazzare mediatico sui social network, “il governo deve risolvere al più presto se vuole mantenere alta la sua credibilità in Italia e nel mondo”, si commenta a Montecitorio.

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