Prosegue la discussione sui licenziamenti economici

Economia

Prosegue la discussione sui licenziamenti economici

Elsa Fornero
Elsa Fornero

Continua a tenere banco la polemica sulla riforma del mercato del lavoro e, in particolare, sulla rimodulazione dell’articolo 18, in modo da rendere possibili i licenziamenti per motivi economici. Il governo guidato da Mario Monti, cerca di cavarsi dall’impaccio cavalcando la parola d’ordine del “non permetteremo abusi”, la stessa pronunciata dal premier nei giorni scorsi di fronte alle proteste dei sindacati. Non si riesce però a capire come si potrebbero evitare abusi in una materia sensibile come quella del licenziamento individuale per motivi economici. Il motivo economico o c’è o non c’è, inutile girarci intorno. Come si può trovare la eventuale discriminazione, in casi di aziende che licenziano per motivi economici, mettendo nel mazzo lavoratori considerati scomodi, magari in quanto delegati sindacali? Da un paio di giorni gli esperti del ministero di Giustizia stanno studiando insieme a quelli del Lavoro un’ipotesi secondo cui dovrebbero essere i giudici a stabilire, quando si trovano di fronte a un licenziamento per motivi economici, se esso nasconda motivi discriminatori.

E’ questa una novità, in quanto nel testo predisposto dal governo, era il lavoratore a dover dimostrare la discriminazione mentre il giudice non è tenuto a esprimersi su questo punto. In alternativa a questa misura (ispirato dalle richieste del Pd) il governo potrebbe applicare il nuovo articolo 18 solo ai nuovi contratti. Insomma, la discussione sull’articolo 18 sembra destinata a caratterizzare anche le prossime settimane. L’Italia ne aveva davvero bisogno?

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