Proteste di migranti in Ungheria, ‘colpa della Germania’ secondo Budapest COMMENTA  

Proteste di migranti in Ungheria, ‘colpa della Germania’ secondo Budapest COMMENTA  

Una folla di migranti che urlano “Germania, Germania”, sventolando il biglietto del treno, mentre la polizia ungherese cerca di tenere la situazione sotto controllo.
Sono migliaia. Solo in questi ultimi giorni, da Budapest sono passati più di cinquemila profughi diretti verso Austria e Germania, e altrettanti, o di più, sono pronti a partire. Altri ancora devono ancora arrivare, con ogni probabilità.

È una situazione incandescente, quella che l’Ungheria si trova a dover gestire, non dissimile, per dirla tutta, da quella che Italia e Grecia vivono dall’inizio dell’anno, ma con l’aggravante del fatto che buona parte dei profughi assiepati alla stazione Keleti di Budapest sono o sostengono di essere siriani e, per loro, la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha detto che le porte sono aperte.

La sospensione temporanea e limitata ai soli migranti provenienti dalla Siria degli accordi di Dublino stabilita in maniera univoca (ci mancherebbe…) da Berlino rappresenta un’azione nobile e condivisibile, ma rispecchia ancora una volta la distanza che la classe politica europea mantiene con la realtà dei fatti.

Così come gli accordi di Dublino sono inadatti a gestire l’attuale situazione, altrettanto si può dire di qualunque misura estemporanea che non faccia parte di una strategia organica di affrontare e, se possibile, risolvere il problema.

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“”L’Ue non ha saputo gestire la situazione, il problema è la stessa Ue”, ha detto il vicepremier ungherese Janos Lazar e, alla prova dei fatti, il modo in cui la situazione sta in generale evolvendo al peggio non può che dargli ragione.
Il problema diventa proprio questo, infatti, e cioè che il governo ungherese possa finire per essere quello che, a fronte degli eventi, ha operato la scelta più saggia, costruendo un muro di 200 km a protezione dei propri confini e inviando 3500 soldati a presidiarlo, in aggiunta a un migliaio di poliziotti.
Ritardi ed errori da parte della UE si sommano ogni giorno. Ora resta il vertice del 14 settembre, dove sarà imperativo concordare, fra tutti gli stati membri, una strategia comune, altrimenti le tragedie proseguiranno, e sarà sempre più difficile mantenere il controllo.

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