Prove Invalsi: “schedatura” meritocratica neoliberista di stampo nazista COMMENTA  

Prove Invalsi: “schedatura” meritocratica neoliberista di stampo nazista COMMENTA  

Tra mille polemiche, nelle scuole italiane si sono tenute anche quest’anno le prove Invalsi, parola che suona come un sostantivo con accezione negativa e che è ignota ai più, per lo meno ne è ignorata la finalità reale.
 La prova consiste in una serie di test a  quiz, elaborati a livello centrale dall’Istituto Invalsi ( istituto nazionale per la valutazione del sistema d’istruzione),  uguali sull’intero territorio nazionale, per tutte le tipologie di scuola superiore, dai professionali ai licei, con lo scopo di  accertare se i livelli di apprendimento rientrano in uno standard nazionale definito a priori.

L’odiosa standardizzazione risponderebbe all’obiettivo dichiarato  della ricerca di una misurazione oggettiva. Superfluo discutere sull’inutilità di considerare come dati oggettivi   i risultati di una medesima prova di matematica proposta a studenti di un professionale e di un liceo scientifico, o di una medesima prova linguistica proposta ad una classe di studenti italiani e ad una classe che ospiti numerosi stranieri.

Altrettanto superfluo discutere sulla valildità  didattica dei test Invalsi: le prove standardizzate infatti  non servono al potenziamento delle capacità di analisi e di ragionamento articolato, ma sono stupidamente finalizzate  all’addestramento esecutivo, costruite tramite una comunicazione ambigua, basata su distrattori e tesa a mettere in difficoltà gli studenti. Soprattutto  infelici e fortemente discriminatorie le direttive con cui si dispone l’allontanamento degli studenti disabili dalle classi dove si svolgono le prove, contravvenendo alla civile integrazione che dovrebbe caratterizzare  la scuola italiana. Appurata pertantol’inutilità didattica delle prove Invalsi, appare chiaro il reale obiettivo :servono esclusivamente a misurare,attraverso le performances degli studenti, l’efficienza del lavoro docente, allo scopo di suddividere gli insegnanti in fasce stipendiali congegnate su base meritocratica.

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Questo purtroppo  è il nefasto futuro della scuola, già definito per legge con  il decreto legislativo Brunetta  27.10 2009 attuativo della legge 4.3.2009 n.15, il quale prevede la suddivisione del personale in 3 fasce sulla base della valutazione individuale delle performances, fasce  a cui corrisponderà una diversa attribuzione stipendiale accessoria: il 25% sarà collocato nella fascia di merito alta; il 50% in quella intermedia; il 25% in quella bassa. Un inquadramento a numero chiuso, che dà già per scontato che i “meritevoli” non possano essere più del 25%. Si tratta di disposizioni  già effettive, che entreranno in vigore non appena il contratto nazionale, ( al momento bloccato  per impedire il rinnovo della parte economica )   sarà sbloccato e potrà recepirle.
In questo scenario il lobbista  Monti ha sottolineatol’importanza della prova Invalsi  nei processi di   “selezione, allocazione e valorizzazione degli insegnanti”.
  Come se non bastasse , il Disegno di legge sulla riforma degli organi collegiali della scuola, approvato per ora dalla Commissione cultura della Camera,chiarisce quale sarà, in sede decentrata, l’organismo di valutazione del personale:in ogni scuola si dovrà costituire  un nucleo di valutazione, formato anche da genitori e soggetti esterni, che lavori in diretto raccordo con l’INVALSI, elaborando un rapporto annuale che, oltre a fornire strumenti per la valutazione delle performances, orienti l’offerta formativa e la programmazione delle attività.
  Questo ci fa capire che dietro agli Invalsi si cela un macchinoso sistema per chiudere il sistema scolastico tra le mura della solita casta elitaria, che mira ad”aziendalizzare”la scuola, a indebolire i lavoratori con il sistema delle differenziazioni salariali, ad utilizzare in modo sempre più aperto gli strumenti di governo della scuola come apparati di schedatura, a  consentire l’interferenza diretta dei soggetti privati anche nella stessa programmazione della didattica, ad appiattire e standardizzare ulteriormente gli apprendimenti.
Dal 2008  i test Invalsi hanno fatto il loro ingresso anche tra le prove d’esame di terza media, sovraccaricando ulteriormente gli studenti, che si trovano pertanto a sostenere  ben 7  prove d’esame (italiano scritto, matematica scritta, inglese scritto, seconda lingua straniera scritta, prova scritta Invalsi d’italiano, prova scritta Invalsi di matematica, colloquio orale). Ma non finisce qui, a breve gli Invalsi potrebbero essere inseriti anche agli esami di maturità , iniziativa che non trova giustificazioni  nemmeno presso i fautori  della standardizzazione, visto che la prima e seconda prova  dell’esame di maturità sono  già  standardizzate, differenziandosi solo per indirizzi di studio.
Importante ricordare che le prove hanno la valenza di un sondaggio, pertanto non sono obbligatorie, anche se le autorità scolastiche cercano di  affermare il contrario, in primo luogo, per  mantenere in piedi  la mascherata Invalsi, giustificandone la presenza permanente e l’attività diffusa; in secondo luogo per  diffondere la cultura del test standardizzato, dell’addestramento finalizzato, della misurazione oggettiva,  con la conseguente  fioritura editoriale di testi preparatori che si stanno diffondendo sempre di più, come il Tutorial invalsi.
Le iniziative perentorie del Governo hanno generato tuttavia una forte avversione e rifiuto in gran parte del mondo della scuola, tanto che  è stato costretto, quest’anno, ad inventarsi una formula di presunta obbligatorietà. La somministrazione delle prove Invalsi è stata così introdotta nel decreto sulle semplificazioni, recentemente convertito in legge, in cui viene definita “attività ordinaria”.  Le principali sigle sindacali hanno dichiarato la prova , un’illegittima e pericolosa invasione del campo contrattuale”. Negli ultimi mesi è stata sostenuta un’accesa campagna  per smascherare questa presunta obbligatorietà e per boicottare le prove di maggio, sia aderendo allo sciopero nei giorni 10,11 16   indetto nei diversi ordini di scuola nelle giornate dei test,  sia estendendo la campagna di indisponibilità allo svolgimento delle prove . Lo sciopero ha  impedito l’effettuazione delle prove; in molte classi non si sono svolti i test, in altre sono stati iniziati e poi sospesi per mancanza di vigilanza, gli studenti hanno lasciato in bianco i lavori, manomesso i codici, scritto commenti ingiuriosii sui testi, oppure si sono assentati da scuola. In alcune città si sono svolte manifestazioni di protesta e diverse scuole hanno attivato sottoscrizioni per sostenere gli scioperanti. In sintesi il tentivo di ristrutturare la scuola per trasformarla in un modello neoliberista di stampo nazista, ha cominciato ad avere risposte in termini di disobbedienza, di boicottaggio,di solidarietà e di dissenso.
 

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