Publio Elio Traiano Adriano: l'imperatore esteta e filosofo
Publio Elio Adriano: un imperatore artista
Storia

Publio Elio Adriano: un imperatore artista

Publio Elio Traiano Adriano
Mezzo busto in marmo di Adriano

La Roma antica viene spesso idealizzata e ci si scorda che è stata anche un'epoca di scoperta artistica. Da molti l'imperatore Adriano viene considerato colui che più di tutti provò a far rifiorire Roma da un punto di vista militare e artistico. Scopri perché.

La Roma antica degli Imperatori è stata spesso idealizzata. Quando si pensa a quel periodo storico si immaginano grandi combattimenti, gladiatori che lottano con leoni per sopravvivere, un’epoca di avventure e di guerre. La maggior parte delle volte non ci si ricorda che fu anche un’epoca di splendore per l’arte, la scienza e la scrittura. Uno dei massimi momenti di splendore ci fu con l’impero di Adriano, l’imperatore artista.

Publio Elio Traiano Adriano

Publio Elio Traiano Adriano o più semplicemente Adriano, fu un imperatore romano dal 177 a.C. alla sua morte nel 138. Adriano fu un letterato, un architetto, un musicista, un esteta raffinato e un ammiratore della civiltà greca. Ma anche un uomo dissoluto, egoista e tormentato. Nonostante ciò grazie al suo modo saggio di amministrare lo stato giovò molto a Roma poiché adottò una politica di pace esterna e interna.

Gli storici dell’epoca lo descrivono come un uomo spartano nei comportamenti e nel modo di mangiare, con un portamento invidiabile e molto forte.

Alto, con capelli ricci e scuri e con una barba folta. Quest’ultima sarebbe stata portata dall’imperatore per nascondere alcuni difetti del volto e per integrare a Roma l’ostentazione greca della barba come segno riconoscitivo per gli uomini di grande importanza. Il volto aveva poco a che fare con la tipicità romana essendo lungo e pieno.

Biografia

Sulla sua nascita le fonti non concordano. Alcuni sostengono che nacque a Roma, dove il padre svolgeva cariche pubbliche, secondo altri a Italica (7 km dall’attuale Siviglia). La famiglia era originaria di Atri ma si trasferì a Siviglia subito dopo la sua fondazione per opera di Scipiano l’Africano.

Publio Elio Adriano Afro, il padre imparentato con Traiano e Domizia Paolina (la madre) morirono quando Adriano aveva solo 9 anni. Alla loro morte, il giovane, venne adottato dal futuro imperatore Traino. Lui e la moglie, Plotina, lo educarono e gli vollero bene come fosse un figlio.

Lo indirizzarono verso il corsus honorum e quando Nerva nel 91 passò la carica di imperatore a Traino, la scalata politica di Adriano fu molto agevolata.

L’adozione effettiva del giovane non avvenne attraverso la presentazione in Senato, come era uso. Alcuni sostennero che fu Plotina a complottare con alcuni affinché il marito sul letto di morte lo riconoscesse come suo successore. Altre fonti però sostengono che l’adozione fosse avvenuta già nel 117 a.C. e quindi sembrerebbe impossibile che la sua ascesa al trono fosse un semplice complotto della madre adottiva.

Una volta divenuto imperatore Adriano si sbarazzò del seguito di Traiano a ogni livello del senato e dell’esercito, scatenando alcuni tumulti. Nel momento in cui l’esercito lo acclamò come imperatore i dissidi terminarono. Fu così ben accolto dalla popolazione che morì per cause naturali, e non per una congiura come invece accadeva spesso. Inoltre il suo successore non venne ostacolato in alcun modo.

Politica interna ed esterna

Lo scopo di Adriano era quello di creare uno stato tollerante.

Una delle prime azioni compiute appena divenuto imperatore fu quella di promuovere una riforma legislativa che migliorasse le condizioni di vita degli schiavi. Fu uno dei primi a migliorare anche il rapporto dello stato con i Cristiani mostrando tolleranza per il loro credo.

Si mostrò profondamente consapevole delle res militari e riuscì a mantenere i confini dell’Impero ben protetti. Fu anche un gran riformatore dell’amministrazione pubblica. Sembra infatti che avesse un piano per riformare tutte le parti del suo dominio sottoponendole all’organo dell’esercito.

Inoltre fu molto legato al proprio popolo. Appena ebbe consolidato il proprio potere partì in spedizione in tutti i territori che erano sotto al suo controllo per comprendere appieno le esigenze di chi li abitava. Voleva difendere i confini, consolidare i rapporti con gli Stati cuscinetto che separavano l’Impero dai Barbari ed eliminare i territori indifendibili. Durante questi viaggi non si limitò a studiare tattiche militari.

Costruì edifici e istituzioni e più in generale cercò di migliorare le condizioni di vita del suo popolo.

Lasciò perdere i territori della Mesopotamia che avevano interessato il suo predecessore. La sua politica estera si basava principalmente sulla riduzione di costi e sulla fortificazione. Un grande esempio della sua opera è sicuramente il Vallo di Adriano. Dopo aver conquistato l’isola, infatti, l’imperatore fece costruire un grande muro in modo da arginare le continue rivolte. Ciò fa comprendere molto della sua opera di fortificazione.

Particolare fu sicuramente il suo rapporto con l’esercito. Adriano condivise in tutto e per tutto la vita dei legionari. Cercava di non farli impigrire con esercitazioni continue, ispezionandone le truppe di persona. Rimaneva quasi sempre a cavallo e condivideva tutto con i suoi sottoposti.

Adriano e l’arte

L’imperatore fu un grande amante dell’arte e della filosofia, in particolar modo di quelle greche. Fu anche un architetto e si interessò di conferire agli edifici romani e non una sua impronta personale.

Esempio più conosciuto è forse quello della Villa Adriana a Tivoli che presentava un perfetto giardino in stile alessandrino.

A Roma fece ricostruire il Pantheon che era andato distrutto durante l’incendio dell’80 a.C. Inoltre fece abbellire ulteriormente la città con la costruzione di diversi templi come quello di Venere e con nuovi edifici spettacolari.

Durante il suo impero Adriano si mostrò particolarmente interessato alla promozione di opere artistiche, letterarie e poetiche. Egli stesso fu uno scrittore e cercò di far diventare Roma la nuova Atene. Infatti egli fu molto legato all’arte greca e sperava di far nascere un nuovo germoglio artistico nella capitale ormai eccessivamente dedita alla sola conquista militare.

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