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Putin, crisi migranti prevedibile causata da USA e UE
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Putin, crisi migranti prevedibile causata da USA e UE

Il palco è quello dell’Eastern Economic Forum di Vladivostok, il protagonista Vladimir Putin.

Uomo politico potentissimo, che fa sempre discutere, divide e, quando vuole, sa essere ago della bilancia fondamentale di equilibri internazionali delicatissimi e che, senza Russia, non si possono risolvere (vedi nucleare iraniano).

Da Vladivostok, lo zar Putin ha deciso di intervenire – ed è, di fatto, la prima volta – sulla questione migranti, l’emergenza sulla quale pare che la fotografia del bimbo curdo morto in spiaggia abbia infine risvegliato la coscienza dei politici dell’Unione Europea.

L’emergenza legata al flusso di migranti era, secondo Putin, “prevedibile”, “la Russia aveva avvertito della vastità del problema“. Il leader russo non si è poi tirato indietro quando si è trattato di individuare le cause del problema: l’Ue, ha detto, ha “ciecamente seguito la politica Usa verso la Siria. I Siriani che abbandonano il loro Paese non lo fanno per il governo di Assad ma per colpa di Is“.

“Noi in Russia” ha proseguito Putin “e io personalmente qualche anno fa, abbiamo detto chiaramente che sarebbero emersi tali gravi problemi sei i nostri cosiddetti partner occidentali continuano a mantenere la loro politica estera sbagliata, soprattutto nelle regioni del mondo musulmano, Medio Oriente, Nord Africa”.

L’idea di base di Putin, insomma, è un salviniano (nobilitato finché si vuole…) “aiutiamoli a casa loro“: se in Siria si vivesse in ottimo modo, non ci sarebbero profughi diretti verso l’Unione Europea, perciò niente sbarchi, o tragedie in mare, nei tir, niente muri.

Su come, però, si dovrebbe organizzare il pianeta nel caso in cui non esistessero più Siria, Medio Oriente e Africa allo stato attuale, Putin (e nessun altro) Putin non ha detto alcunché.

Chi, al contrario, ha voluto puntare tutto sulla lungimiranza è stato il generale americano Martin Dempsey, capo degli Stati Maggiori Riuniti dell’esercito USA, che, parlando a nome degli States, ha detto che “dobbiamo affrontare sia unilateralmente che con i nostri partner questa questione come un problema generazionale, e organizzarci e preparare le risorse ad un livello sostenibile per gestire la crisi dei migranti per i prossimi 20 anni“.

Sul come e sugli obiettivi da perseguire, però, neppure Dempsey si è espresso.

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