Quali sono le arti marziali più forti, efficaci e violente

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Quali sono le arti marziali più forti, efficaci e violente

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Una palestra dove si pratica il Krav Maga.

Arti marziali, sport da combattimento, discipline di autodifesa: breve guida alle pratiche a più alta percentuale di contatto.

Nelle palestre di tutto il mondo c’è una grandissima varietà di arti marziali e tecniche di lotta e autodifesa, alcune relativamente semplici, altre più sofisticate. Molte discipline di combattimento sono concepite per la lotta corpo a corpo prettamente sportiva, mentre altre sono utilizzate per recare danno a un dirimpettaio (generalmente un aggressore). La grande diffusione delle arti marziali rende necessario scegliere con attenzione la più giusta da praticare, tenendo conto anche del livello di violenza che desidera affrontare. Vediamo allora quali sono le arti marziali più performanti.
Krav Maga. Sviluppato dall’esercito israeliano, è una tecnica di lotta corpo a corpo estremamente aggressiva e dotata di una brutalità “chirurgica”. Essenziale e per nulla coreografico, miscela tecniche mutuate dalle arti marziali orientali a mosse prelevate dalla lotta di strada fra gang. Scopo unico è sopraffare l’avversario anche se armato di lame, quindi si compone di due fasi: disarmo e offesa. Non va troppo per il sottile: non si lotta per sport ma per sopravvivenza, quindi è lecito anche colpire le parti sensibili del corpo, compresi occhi, gola e genitali.
Taekwondo. Arte marziale di origine coreana, ha assunto grande popolarità nel Ventesimo secolo grazie alla spettacolarità coreografica delle sue mosse. In realtà, ha anche una forte componente di brutalità, dato che insegna a sferrare violenti calci di taglio su ossa e articolazioni.
Vale tudo. Originario del Brasile, è uno sport da combattimento che mutua mosse da quasi tutte le arti marziali tradizionali. Il regolamento scarno non lascia spazio a dubbi: si può colpire qualsiasi parte del corpo con qualsiasi parte del corpo (occhi esclusi, ma genitali compresi, a meno di indicazioni diverse dal torneo); non si usano protezioni tranne la conchiglia per i genitali; non ci si ferma in caso di sanguinamento dell’avversario.
MMA. Ovvero Mixed Martial Arts, arti marziali miste. Evoluzione del Vale tudo, contempla tecniche di percussione – calci, pugni, ginocchiate, gomitate – e di presa. Rispetto al Vale tudo c’è qualche precauzione in più: vietati calci e ginocchiate alla testa, consentite le gomitate ma con differenze che variano di federazione in federazione.
Jiu jitsu brasiliano. Variazione dell’originale giapponese, si distingue per la brutalità delle prese e la precisione chirurgica delle chiavi articolari. Si sviluppa sul principio che una persona più debole può prevalere su una più forte utilizzando la giusta tecnica.
Jeet Kune Do. L’arte marziale di Bruce Lee, anch’esso un ibrido di diverse discipline orientali, mescolate però con tecniche di combattimento di strada occidentali. Scopo dell’arte marziale è prevalere sull’avversario nel più breve tempo e con il minor numero di mosse possibile. A differenza delle precedenti, ha anche una filosofia ben precisa nel suo background.
Muay thai. Ovvero la boxe thailandese, speziata di poderosi calci a piedi nudi e di tecniche di clinch (la presa della parte superiore del corpo). Estremamente spettacolare malgrado l’essenzialità, si sostanzia su una grande varietà di mosse: solo di calci, ne esistono 26.

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