Quali sono le differenze tra lavoro subordinato e lavoro autonomo

Economia

Quali sono le differenze tra lavoro subordinato e lavoro autonomo

Quando si instaura un rapporto di lavoro con un’azienda è importante inquadrare correttamente dal punto di vista normativo le proprie prestazioni di lavoro. E’ bene pertanto avere chiare le differenze che esistono tra un rapporto di lavoro autonomo e il rapporto di lavoro subordinato. Diversi sono infatti gli obblighi e i diritti di colui che svolge una determinata attività a seconda che la prestazione venga ricondotta nell’una o nell’altra categoria.

Per il lavoratore subordinato il nostro ordinamento prevede infatti delle tutele più incisive, sia nel momento della costituzione del rapporto lavorativo che durante lo svolgimento dello stesso, con conseguenze dirette sul pagamento della retribuzione, orari, ferie permessi. Differisce anche la disciplina normativa in caso di cessazione del rapporto lavorativo.

Poiché a volte le situazioni sono dubbie, è necessario conoscere quali sono i criteri per poter disciplinare in maniera univoca la prestazione di lavoro.

Nel corso del tempo la legge e la giurisprudenza hanno fissato dei criteri per stabilire se un contratto di lavoro sia subordinato o autonomo.

Criteri per stabilire se il lavoro è autonomo o subordinato

Il primo elemento fondamentale per poter inquadrare correttamente il contratto di lavoro è l’individuazione del vincolo di soggezione del lavoratore.

Si tratta di quello che la legge definisce vincolo di subordinazione.

Si tratta del vincolo del prestatore di lavoro al potere organizzativo, direttivo e disciplinare del soggetto nei confronti e a favore del quale viene svolta l’attività. In questo caso il lavoratore non svolge l’attività in autonomia, dovendo sottostare all’organizzazione e alle direttive del datore di lavoro, con eventuale soggezione alle sanzioni in caso di inadempimento ai propri doveri.

Ciò detto, è molto importante una descrizione del rapporto di lavoro nella fase di stesura del contratto di lavoro. La maggior chiarezza consente di evitare conflitti tra le parti.

Quali sono gli altri elementi da considerare?

Importante per considerare un rapporto di lavoro subordinato è il fatto che il lavoratore non assume alcun rischio imprenditoriale; non rischia cioè i propri mezzi e risorse, non sostiene dei costi.

Infine, il fatto che vi sia continuità nello svolgimento della prestazione, sia identificato un vero e proprio progetto cui attenersi possono confermare il vincolo di subordinazione.

Tutto questo con conseguenze sul rispetto di determinati orari di lavoro, regole specifiche in materia di malattie, maternità, ferie, permessi.

Un altro aspetto importante da considerare sono le modalità di retribuzione; se si tratta di uno stipendio fisso o un compenso corrisposto periodicamente. Altri elementi sono se il prestatore di lavoro si serve di suoi collaboratori e se utilizza strumenti propri in tal caso probabilmente si tratterà di lavoro autonomo.

Un rapporto autonomo può sussistere in caso di non esclusività della prestazione nei confronti di più datori di lavoro.

Il lavoratore autonomo ha una gestione del lavoro a proprio rischio, una propria organizzazione di risorse e strumenti lavorativi. A lui spetta la determinazione, in modo autonomo e flessibile del l’oggetto del lavoro, del luogo di svolgimento e come organizzare il tempo a disposizione.

In conclusione, come rilevato da una recente sentenza della Cassazione, Sezione Lavoro del 12 luglio 2017, ai fini dell’accertamento o meno della subordinazione rileva l’effettiva e concreta volontà delle parti.

Ad essere significativa e a prevalere è dunque l’effettiva attività svolta e le modalità con cui viene svolta e non il nome dato al contratto

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Manuela Margilio 102 Articoli
Sono laureata in giurisprudenza e amo scrivere su questioni relative al diritto e fisco; mi piace leggere e mi dedico alle recensioni. Scrivere sul web è una delle mie passioni che mi consente di essere sempre aggiornata.