Quali sono le difficoltà dell’allattamento?

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Quali sono le difficoltà dell’allattamento?

L’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Unicef, l’Unione Europea e tutte le più importanti società scientifiche pediatriche raccomandano l’allattamento materno esclusivo per i primi sei mesi di vita del bambino. Il latte della mamma, infatti, rappresenta il miglior alimento per il neonato. Eppure in Italia le donne che allattano, soprattutto a distanza di tre o più mesi dal parto, sono ancora poche. Le ragioni sono spesso legate alle difficoltà pratiche dell’allattamento. La donna che ha qualche difficoltà legate all’allattamento non deve sentirsi in colpa o vergognarsi. Spesso, bastano piccoli semplici accorgimenti per risolvere la situazione. Vediamo quali sono.

Durante il periodo dell’allattamento possono formarsi le ragadi. Sono spaccature della pelle dell’areola e/o dei capezzoli, sono molto dolorose e potrebbero sanguinare. E’ dimostrato che non sono la conseguenza di una scarsa igiene o cura del seno, ma di un attacco sbagliato del piccolo: se succhia solo la punta del seno, può esporlo a traumi.

Una volta corretti l’attacco e la posizione, le ragadi guariscono da sole nel giro di pochi giorni. Per accelerare il processo, è utile spalmare sui capezzoli un po’ di latte spremuto ed esporli all’aria. Per evitare traumi al seno quando si deve staccare il bimbo mentre poppa, inserire il mignolo nella sua bocca, interrompendo così il vuoto d’aria.

Altrettanto frequente è l’ingorgo mammario, che si manifesta con un’infiammazione e congestione di un’ampia zona o dell’intera mammella. Il seno appare duro, gonfio e caldo, la pelle può essere lucida e il latte non fuoriesce alla suzione o alla spremitura. Di conseguenza, il bambino ha più difficoltà ad attaccarsi e finisce con il poppare solo dal capezzolo (causando appunto le ragadi) o con il rifiutare il seno.

L’ingorgo può derivare sia da una posizione e un attacco scorretti sia da uno scarso numero di poppate: in entrambi i casi, il latte prodotto dalla mamma non riesce ad essere drenato a sufficienza dal bebè e, dunque, si accumula nella mammella.

Per ammorbidire l’areola si possono fare impacchi caldi.

Può essere utile anche svuotare il seno con il tiralatte o a mano.

Se le poppate sono poco frequenti, è utile regolarsi in questa maniera. Nelle prime settimane, il bebè allattato al seno dovrebbe mangiare dalle 8 alle 12 volte al giorno (cioè ogni due-tre ore): se non raggiunge spontaneamente questo numero di poppate, va stimolato dalla mamma, anche interrompendo il suo riposo. In caso contrario, la produzione di latte non si calibra e si rischia di andare incontro ad una carenza o, al contrario, ad un ingorgo.

Sicuramente è stancante rispettare questi ritmi, ma occorre tenere presente che di solito serve farlo solo nei primi 40 giorni, poi l’offerta di latte passerà alla fase del mantenimento.

Talvolta, può capitare che il bimbo ciuccia male a causa di una problematica specifica: il frenulo corto o anchiloglossia. Si tratta di una condizione di “fissità” della lingua a causa della brevità, scarsa elasticità o anomala inserzione del frenulo linguale, una parte di tessuto che collega la lingua al pavimento della cavità orale.

In questi casi, occorre procedere con la frenulotomia, ossia la recisione del frenulo, un intervento che è comunque semplice e sicuro.

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