Quando è meglio operare l’ernia del disco? COMMENTA  

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Molto spesso le ernie del disco si riassorbono e guariscono spontaneamente o dopo alcune settimane di riposo, abbinato a farmaci antinfiammatori ed, eventualmente, a sedute di fisioterapia. Ci sono però situazioni in cui questo non basta, e intervenire chirurgicamente diventa la soluzione migliore, se non l’unica. Vediamo in quali casi.


Se la compressione delle radici nervose arriva per esempio a non far più estendere le dita dei piedi o si rischia una paralisi degli arti superiori, occorre liberare le radici nervose dall’ernia. E questo è possibile solo attraverso un intervento chirurgico, si interviene con quella che viene normalmente chiamata “microdiscectomia”, che si effettua in anestesia generale. Una volta rimossa l’ernia con la discectomia, può essere utile inserire un “sostituto”, ovvero una protesi.


Tale sostituzione avviene in anestesia generale ma, diversamente dagli altri interventi, accedendo al disco da sostituire dalla parte anteriore, cioè dall’addome. Dopo un tale intervento si ha una probabilità del 6% che l’ernia ricompaia.

Se si tratta di ernie estruse o migrate, si interviene con la discectomia, mentre in presenza di un’ernia contenuta, si opera generalmente per via percutanea.

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In anestesia locale e in day hospital, attraverso un ago si porta una sonda laser nel disco erniato: il laser vaporizza la componente acquosa dell’ernia, favorendone una disidratazione che ne riduce il volume.

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