Quando i selfie diventano strumenti di studio pubblicitario COMMENTA  

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Il selfie, l’ultima moda. Ormai con i nuovi dispositivi mobili chiunque e ovunque si scatta una foto immortalando se stesso.. Chi usa questo modo autocelebrativo non sa che il “se stesso” pubblicato sul suo profilo, in una pagina di un social network è diventato il nuovo strumento delle aziende per fare indagini di mercato.

Esistono software di “image recognition” (quelli usati da Facebook per suggerirci di taggare una foto) che rilevano dalle fotografie pubblicate sui social pubblici, i loghi e i marchi che vi appaiono e che li riconoscono anche senza riferimenti testuali.

Questi strumenti sono utilizzati da società che raccolgono i risultati e da essi ricavano i comportamenti dei consumatori e alle quali si rivolgono le aziende per programmare nuove strategie di marketing o nuove campagne pubblicitarie.

Le americane Ditto Labs e Piqora studiando 1,8 miliardi di immagini al giorno su social come Instagram, Pinterest e Tumbir, si sono conquistate aziende importanti come Coca Cola, Adidas, Cadillac e Kraft.

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Attraverso queste informazioni ad esempio, la Heineken ha scoperto che il suo marchio di birra è il preferito dai fans dei Metallica, oppure l’azienda americana Chobani che produce yogurt sta creando una linea di confezioni del suo prodotto adatte al consumo in auto. L’ utilizzo di fotografie personali senza autorizzazione fa inorridire se si pensa alla difesa della privacy, ma diffondere il proprio selfie è una scelta personale, non si può prevedere chi può utilizzarlo proprio perché i social sono pubblici e visibili a tutti.

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