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Quando le banche uccidono

Cronaca

Quando le banche uccidono

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Banche assassine

Che le banche possano uccidere si sa: uccidere la finanza, uccidere lo sviluppo, uccidere un’azienda; ma che potessero togliere la vita fisica ad un uomo anziano, proprio no, non si sapeva.

La morte di Luigino D’angelo, il pensionato di Civitavecchia può essere classificata, senza remore, un omicidio: l’esecutore Marcello Benedetti, ex impiegato della Banca dell’Etruria di Civitavecchia che ha venduto le obbligazioni a Luigino, come lui stesso ha dichiarato a Repubblica; il mandante, la Banca che obbligava i dipendenti a chiamare tutti i clienti per vendere quelle obbligazioni: ” eravamo costretti a vendere i prodotti della Banca e a stendere un rapporto settimanalmente in cui si riportava il raggiungimento degli obiettivi prefissati”, così ha dichiarato Benedetti. Certo facevano firmare ai clienti il questionario di rito, ma tutto l’incartamento era composto di oltre 60 pagine (nt. Benedetti) che nessuno legge mai con attenzione, neanche la dicitura “investimento ad alto rischio”. Pagine che, anche se lette con attenzione, sono scritte per chi capisce di finanza, investimenti, obbligazioni, e non per i cittadini comuni che hanno trascorso la loro vita a lavorare e che pensano di investire i risparmi di una vita in qualcosa che gli ha consigliato la banca di fiducia, l’impiegato sempre gentile e attento.

Ecco questo è successo a Luigino: ha pensato che quell’impiegato, conosciuto, simpatico, disponibile, gli stava proponendo qualcosa di buono, qualcosa che lo avrebbe fatto stare meglio; certo non pensava che, attraverso quell’impiegato la banca stava giocando pericolosamente con i suoi soldi.

La scoperta che il gioco pericoloso aveva distrutto tutta la sua vita di duro lavoro lo ha ucciso, la Banca lo ha ucciso.

Benedetti si pente su Repubblica? non serve, non serve più.

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