Quando le bandiere si ammainano

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Quando le bandiere si ammainano

Strano destino quello delle bandiere, si chiede a gran voce ai calciatori di essere meno legati al loro conto in banca e di diventare delle bandiere, dei simboli e degli esempi per i ragazzi però ….

Molte società, appena possono, se un calciatore non rientra più nei piani dell’allenatore non si fanno condizionare dai sentimentalismi; lampante l’esempio di Massimo Ambrosini, capitano e bandiera del Milan; giocatore rossonero per 18 anni, uomo simbolo per molti milanisti.

Ricordate lo striscione esposto da Ambrosini dopo la vittoria del Milan in Champions League ? Andate a riprendere le foto dello striscione esposto dal giocatore, lo striscione prendeva in giro i tifosi e i giocatori nerazzurri, come a dire “festeggiate pure lo scudetto, noi abbiamo trionfato in Europa“.

 In molti parlarono di caduta di stile della società rossonera; certo che anche in questa circostanza sembra un poco singolare il comportamento di Galliani e Berlusconi.

Già qualche anno fa l’addio del Milan a Pirlo; anche lui giocatore simbolo a cui non veniva rinnovato il contratto; il bresciano si accasava così alla Juventus, per la cronaca deu scudetti negli ultimi due anni e tanti rimpianti per i tifosi rossoneri.

Il giocatore però sembrava essersene andato con un certo rancore,  come sembrava dimostrare un gomito un poco “irruento” su Van Bommel ….

Ora questa rinuncia ad Ambrosini; il giocatore in conferenza stampa riconosceva la legittimità delle scelte societarie, nello stesso tempo esternava però tutta la sua delusione per la mancanza di tatto della società.

Una società che si è sempre vantata di essere una grande famiglia, però forse anche nella grande famiglia del Milan ci sono figli e figliastri.

Chiariamo subito che le bandiere sono importanti ma purtroppo, o per fortuna, nella vita e nel calcio occorre essere realistici e pragmatici; la riconoscenza e la stima sono importanti ma i risultati lo sono ancora di più.

Ambrosini, Pirlo, Del Piero sono stati giocatori importanti nelle loro società, ma se un allenatore ritiene che certi giocatori possano diventare un peso per la squadra è giusto chiedere il loro allontanamento.

Certo, la riconoscenza è doverosa e l’esperienza può a volte supplire l’ardore giovanile, ma quando le primavere incominciano a diventare numerose …, allora anche il veterano dovrebbe capire che è giunto il momento di farsi da parte.

Al capitano Javier Zanetti è stato rinnovato il contratto, il presidente Moratti in questo senso ha sempre voluto gestire certe situazioni in maniera quasi familiare; Zanetti, così come altri giocatori, rappresenta qualcosa di più di un semplice atleta.

Moratti ha sempre avuto questa peculiarità, che sia un pregio o un difetto è difficile stabilirlo; per alcuni potrebbe essere un pregio scegliere di trattare una persona non come un numero; per altri potrebbe essere una debolezza.

Vorrei ricordare che però una bandiera dell’Inter venne tristemente ammainata: lo zio Bergomi venne allontanato rapidamente appena arrivò mr. Lippi alla guida della beneamata; molti sostenevano che Lippi non volesse giocatori scomodi o comunque che potessero remargli contro.

Così lo zio, che solo due anni prima aveva disputato un ottimo campionato vincendo la coppa uefa  e contendendo lo scudetto (ricordato anche per diverse polemiche arbitrali) ai bianconeri e che ritornò in nazionale giocando i mondiali in terra francese abbandonò definitivamente il calcio giocato.

Cereda Stefano

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Stefano Cereda 439 Articoli
Laureato in Scienze Storiche all'Università Statale di Milano, relatore in un convegno patrocinato dalla Provincia di Lecco sui 150 anni dell'Unità d'Italia, per il medesimo convegno autore di un saggio sul Risorgimento.